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Talete Viterbo, comitati: "Siamo al centro di una guerra commerciale"

Mattia Ugolini
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“Le mani francesi dietro la possibile privatizzazione di Talete, siamo al centro di una guerra economica”. Parole e musica di Solange Manfredi, la giurista che ieri, all’assemblea dei comitati per l’acqua pubblica svoltasi a Palazzo dei Priori alla presenza tra gli altri della sindaca Frontini e del sindaco di Ronciglione Mengoni, ha lanciato pesanti sospetti sul progetto di cessione del 40% delle quote del gestore idrico a un partner privato. Per l’ex consigliera comunale ad Acquapendente “siamo di fronte a un problema di sicurezza nazionale”.

Al centro della teoria di Manfredi c’è la multinazionale Suez, colosso idrico ed energetico che, tra l’altro, detiene il 23% di Acea. Secondo fonti istituzionali, sarebbero interessate a rilevare una fetta di Talete sia Acea che Suez, che da anni sono in sinergia e che in Italia gestiscono più di 12 milioni di utenze tra Lazio, Toscana, Umbria, Calabria, Campania e Molise. “Siamo di fronte - sempre Manfredi - a una strategia di guerra economica francese volta ad impadronirsi delle infrastrutture e delle risorse idriche italiane. La Francia ha chiara da tempo l’importanza della risorsa acqua, che nella guerra economica è l’obiettivo primario. Nel 1997, sulla base di ciò, è stata creata la scuola di guerra economica francese, dove venne studiato come poter influenzare leggi e mercato, ricorrendo anche alla guerra normativa. Ci sono legioni di avvocati e studi legali addestrati alla perfezione. Uno studio del 2009 fornisce alcuni consigli alla Francia, tra cui quello di fondere più società con la Suez al fine di garantire il progresso di questa e trasformare quello dell’acqua in un settore strategico approfittando anche dei fondi comunitari”.

A questa operazione, secondo Manfredi, avrebbe partecipato anche un noto politico italiano: “La fusione della Suez con la Veolia venne condotta con la consulenza di una società gestita da professionisti, tra questi c’era anche Enrico Letta, che lavorava per la Equanim, società di mediazione e ne era fondatore”. La Francia avrebbe urgente bisogno di immagazzinare risorse idriche: “Da loro - spiega - il 40% d’acqua viene utilizzato per l’energia nucleare. Un impianto da mille megavat per il raffreddamento necessita di un terzo dell’acqua che scorre. Il nostro Governo deve proteggere la risorsa, il pubblico non deve far profitti e il privato, invece, sì”.

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