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Viterbo, ragazzine obbligate a indossare il velo. Associazione Battiti: “Spesso i soprusi sono nascosti”

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Beatrice Masci
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Ha destato scalpore il caso di una ragazzina straniera di 14 anni che ha portato i genitori in tribunale perché era obbligata ad indossare il velo e a leggere il Corano senza errori, altrimenti veniva picchiata. Nella Tuscia non si conoscono molti casi simili. Forse perché il problema è circoscritto, addirittura quasi assente? A questo interrogativo, forte dell’esperienza sul campo al fianco di donne maltrattate, risponde l’associazione Battiti di Vetralla, tramite la presidente Stefania Giommi: “Assistiamo molte donne straniere e musulmane. Costoro, quando arrivano a chiedere aiuto a noi, in verità si sono già liberate da sole. Vestono all’occidentale e non portano il velo. Si curano. Il problema, però, è che in moltissime occasioni non sono aiutate neppure dalle figlie, che per non tradire il padre possono arrivare a smentire la mamma e a negare anche l’evidenza di maltrattamenti e botte”.

Un segnale che indica la difficoltà di abbandonare tradizioni e soprattutto di mettersi contro il padre. “E’ proprio al padre che i figli e le figlie, anche se si ritengono liberi, e in alcuni casi lo sono, devono comunque rispondere del loro comportamento”. Per le donne, bambine, ragazzine e adulte, la strada è in salite, anche se sono riuscite a sottrarsi al controllo del marito. “Purtroppo è così - commenta Stefania Giommi -. Assistiamo donne che sono riuscite a sottrarsi al controllo del marito e a scappare dal loro Paese di origine. Molte di loro sono letteralmente fuggite e approdate in Italia senza i figli piccoli, rimasti con il padre. A quel punto la battaglia è finalizzata ad avere i bambini ai quali, però, il padre non consente di espatriare. Si tratta di battaglie lunghe e difficili”.

L’associazione Battiti segue molti di casi di violenza con protagoniste, loro malgrado, donne musulmane, ma non solo, “visto che la violenza - spiega la presidente - è trasversale”. Per questo sono sempre molte le richieste che arrivano al loro centro di ascolto attivo a Vetralla, nella Casa delle donne (vicolo San Giuseppe 1), il martedì e il venerdì dalle 9,30 alle 12,30. Il telefono: 377 3499013, è attivo tutti i giorni dalle 16 alle 20 per fissare un colloquio.