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Viterbo, acqua. Genova vuole i soldi per ricapitalizzare Talete. Sindaci in silenzio, parla solo Giulivi: "Si dimetta e parliamo"

Mattia Ugolini
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Il socio privato, in attesa che le amministrazioni locali si mettano d’accordo, resta in attesa. Nel frattempo, l’amministratore unico di Talete, Salvatore Genova, per dimostrare che a fronte della situazione finanziaria in cui versa la società non si scherza, presenta ai Comuni il piano di ricapitalizzazione. Soldi freschi da versare nelle casse dell’azienda idrica. Se ne discuterà, con tanto di votazione finale, all’assemblea dei soci fissata per metà mese. 

 

Il piano di ricapitalizzazione è stato illustrato alla Consulta d’ambito l’altra sera, dopo essere stata illustrata la relazione sui conti societari e analizzati tutti gli scenari possibili per il salvataggio della spa. Anzitutto, l’ingegnere ha bocciato nuovamente l’ipotesi azienda speciale: “E’ compatibile giuridicamente, ma incompatibile economicamente a causa dei debiti”. Poi ha parlato del finanziamento di 40 milioni chiesto ad Arera, strada, ha detto, difficilmente percorribile a causa dei paletti fissati dall’Autorità: ossia, innalzamento e allineamento delle tariffe, oltre ad un piano di rientro del debito. Infine, Genova ha anche parlato dell’ingresso del socio privato, complicatosi per via del giudizio pendente sul ricorso presentato da alcuni Comuni, tra cui quello di Viterbo. 
E allora, se tutte queste strade sono di fatto sbarrate, ne resta libera, ha rimarcato, sola una: la ricapitalizzazione. I soci pubblici, quindi i singoli Comuni, dovranno mettere mano al portafoglio. Ma attenzione: non tutti sono d’accordo e, soprattutto, alcuni non hanno disponibilità in termini economici. 

 

Le reazioni. Luca Giampieri di Civita Castellana e Sandro Aquilani di Vetralla preferiscono aspettare prima di rilasciare dichiarazioni. Alessandro Giulivi di Tarquinia, invece, ha le idee chiare: “Ricapitalizzare? Intanto ce lo chiedano. E comunque i primi a dover intervenire in Talete sono la Regione e Arera. Il nostro è un Ato debole, se facessimo l’allaccio al Peschiera, che è di tutti e non di Acea, andremmo in positivo, eliminando i costi energetici per le depurazioni”. 

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