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Viterbo, santone di Acquapendente. Slitta la testimonianza della seconda vittima. Il processo

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Non è stata sentita la seconda vittima costituitasi parte civile contro il presunto santone 63enne, Pasquale Gaeta, meglio conosciuto come “maestro Lino”, capo della setta Qneud che aveva sede ad Acquapendente. La giovane, rappresentata dall’avvocato Claudio Benenati, del Foro di Bologna, testimonierà in una delle prossime udienze. Insieme a lei si sono costituiti parti civili anche l’Ordine degli psicologi del Lazio, Virginia Adamo, 45enne, madre di una 28enne assoggettata da Gaeta, accusato di violenza sessuale sulle due seguaci, maltrattamenti ed esercizio abusivo della professione di psicologo.

 

Ieri, 5 ottobre, davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini hanno deposto due donne, di 51 e 49 anni, le quali tra il 2018 e 2019 avevano assunto come babysitter la figlia 28enne di Virginia Adamo. “Trovai un annuncio su un volantino e contattai questa ragazza che lavorò per me tra maggio e ottobre 2018 – ha raccontato la 49enne-. Era molto dolce ed empatica e badava a mio figlio mentre io e il mio compagno eravamo a lavoro. Mi disse che viveva in un appartamento che condivideva con uno psicologo che si chiamava Lino e mi accennò a una associazione che dovevano fondare. Quando smise di lavorare da noi ci tenemmo in contatto e tra noi c’erano simpatia e affetto reciproci. Venni a conoscenza della vicenda che la riguardava quando scoppiò il caso a seguito del servizio del programma televisivo Le Iene, trasmesso il 26 aprile del 2019. Allora mi sentì in dovere di darle una mano e contattai un’altra signora presso la quale avevo saputo che stava lavorando come babysitter e ci accordammo per incontrarla”.

 

A questo punto le due donne preoccupate per la 28enne organizzarono una passeggiata in macchina con la giovane. Durante il tragitto le due mamme misero sotto torchio la ventenne per vederci chiaro e provare ad aiutarla. “Ci disse che stava seguendo un percorso di repulsione e purificazione, che Lino era il suo maestro e che non lo avrebbe mai lasciato – ha continuato la 49enne-. In merito ai rapporti sessuali sostenne che erano di tipo anale, orale e di masturbazione e che non si fosse protetta. Relativamente a questo argomento ci spiegò che il sesso era uno strumento per elevarsi spiritualmente e purificarsi e che Lino la stava destrutturando, che le stava togliendo un velo dopo l’altro. Incalzandola poi circa l’associazione che dovevano creare ci disse che sarebbe stata dedicata all’infanzia con anche laboratori teatrali”. 

ARTICOLO COMPLETO SUL CORRIERE DI VITERBO DEL 6 OTTOBRE (Edicola digitale)