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Viterbo, rapina alle Poste di Canino. "Brindisi in chat dopo il colpo", la testimonianza al processo

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É ripreso con le deposizioni di altri due testimoni della pubblica accusa il processo che vede imputato Bruno Laezza, il settimo membro della banda che rapinò l’ufficio postale di Canino il 28 novembre del 2020, e l’unico ad aver scelto di essere giudicato con rito ordinario.

“Il giorno della rapina Laezza era alla guida della Lancia Y rossa che fu fermata dai colleghi del distaccamento di Tarquinia sulla Castrense – ha riferito un dirigente della polizia stradale-. Accanto a lui c’era Roberto Gallo e sui sedili posteriori Riccardo Carloni Modesti. Tutti e tre furono scortati negli uffici di Tarquinia per ulteriori verifiche. Sul cellulare di Laezza fu rinvenuta una foto trasmessa in chat da un pregiudicato che ritraeva delle bottiglie di spumante. Per quanto riguarda invece l’analisi del traffico telefonico sempre nella stessa giornata Laezza ricevette una chiamata da Carloni Modesti alle 8.38 del mattino da una cella che segnalava la zona dello stadio comunale di Viterbo. Per il resto non ci furono altre telefonate neanche con gli altri rapinatori, ma tra Carloni Modesti e Laezza ci furono contatti il 3 e l’11 novembre, dunque prima del colpo”.

 

In seguito ha deposto una ispettrice di Poste Italiane. “Fummo chiamati soltanto 8 mesi dopo quando la situazione era ben consolidata e l’ex direttore era già stato sospeso – ha affermato la funzionaria-. Il danno che risulta a Poste Italiane è di 199 mila e 320 euro. A prescindere dalla responsabilità penale, il direttore non aveva rispettato le regole di sicurezza”. Si tornerà in aula il 15 novembre per l’ascolto di altri testi tra i quali proprio l’ex direttore della filiale di Canino condannato in Appello a 3 anni e 10 mesi.