Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+
In evidenza

Viterbo, processo al Santone di Acquapendente. La testimonianza di un'altra vittima

Valeria Terranova
  • a
  • a
  • a

“Il mio intento era quello di infiltrarmi nella setta”, ha dichiarato in aula il compagno di Virginia Adamo, 45enne, patrigno e parte offesa insieme alla compagna, madre della ragazza soggiogata da Pasquale Gaeta (nella foto), il presunto santone e guida della psicosetta Qneud di Acquapendente, accusato di violenza sessuale su due seguaci, maltrattamenti e esercizio abusivo della professione di psicologo. La 28enne per la quale la madre si è costituita parte civile con l’avvocato Vincenzo Dionisi, risulta solo come parte offesa e non verrà sentita in aula visto e considerato che la sua versione fu cristallizzata nel 2019 nell’incidente probatorio quando la giovane negò gli abusi.

 

“La figlia della mia compagna aveva 8 anni quando la conobbi – ha continuato il 45enne-. L’ho cresciuta come un padre. La rottura vera e propria è avvenuta a ottobre di 4 anni fa. Quando si trasferì ad Acquapendente e noi già precedentemente intuimmo e notammo un cambiamento radicale nella ragazza, decisi di raggiungerla e lo feci per un paio di volte per approfondire la situazione. La prima volta non incontrai l’imputato e la figlia della mia compagna viveva da sola in un appartamento che trovai in disordine e mi accorgevo sempre di più che non era più lei. Una mattina andai in bagno per cercare un asciugamano e aprendo gli sportelli sotto il lavandino vidi degli aggeggi sessuali e feci delle foto. Mai visti in casa nostra cose del genere. La seconda volta che andai io e la figlia della mia compagna ci mettemmo d’accordo per farmi conoscere il “maestro Lino”, perché lei lo chiamava così. Mi presentai facendo finta di niente e in macchina andammo a vedere una villa che avevano affittato dove ci fu un triplice omicidio e dove il guru disse che ci fosse il fantasma di un bambino”.

 

Il particolare raccapricciante e la casa in questione ai quali ha fatto riferimento il quarantenne durante la deposizione è quella nella quale 10 anni fa si consumò una strage familiare, in cui un uomo di 40 anni uccise con una piccozza la moglie e il figlioletto di appena 4 anni. “Io naturalmente avevo intenzione di restare solo con Gaeta fino a quando ci riuscì e gli chiesi cosa stesse accadendo e lui mi disse che la ragazza doveva andar via da Acquapendente, quando pochi minuti prima mi avevano parlato dei progetti che avevano. Comunque cercai di non fare troppe domande, io volevo intrufolarmi per diventare uno di loro però non ci riuscì perché alla fine la ragazza mi accusò di aver messo delle cimici e piano piano si allontanò anche da me e da due mesi a questa parte non abbiamo più sue notizie”. Il dibattimento riprenderà oggi 5 ottobre con la testimonianza di un’altra vittima, anche lei parte civile con l’avvocato Claudio Benenati insieme a Virginia Adamo e l’Ordine degli psicologi del Lazio.