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Viterbo, il caso. Segreterie politiche, la lezione di Delle Monache e Barelli

R. V. 
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La maggioranza amministra e l’opposizione (quando non cerca l’inciucio) controlla. Ovvio, direte voi, ma il fatto di pensarla così non significa che l’opposizione possa dire quello che gli pare, confidando nella memoria corta dei cittadini e, a Viterbo, anche di molti operatori dell’informazione. Si deve oggi necessariamente parlare delle polemiche sollevate sulle segreterie politiche, il personale esterno assunto negli uffici di diretto controllo degli assessori. E ciò non tanto per la sostanza delle argomentazioni (le segreterie politiche sono previste dall’ordinamento dei Comuni e sta a chi comanda decidere se avvalersene o meno a fronte magari di una superiore esigenza di risparmio), quanto per il pulpito da cui arriva la predica.

 

Colpiscono in particolare, in questa ottica, gli strali lanciati all’indirizzo dell’amministrazione Frontini da Giacomo Barelli (che peraltro non è più neanche consigliere comunale e quindi parla come coordinatore comunale di Azione) e Lina Delle Monache. Il primo, come tutti sanno, è noto per essere stato per due consiliature l’emblema vivente del conflitto di interessi, se è vero, come è vero, che prima da assessore e poi da consigliere comunale è stato l’emanazione di Caffeina all’interno di Palazzo dei Priori. Della seconda, invece, non si possono non ricordare le polemiche nate all’indomani dalla fine dell’amministrazione Arena, quando, decaduta da consigliere comunale, è stata assunta in Provincia nella segreteria del presidente Romoli (incarico che detiene ancora oggi che è stata rieletta). Tutta roba di pochi mesi fa, che tuttavia sembra caduta nel dimenticatoio. Come nel dimenticatoio sembrano essere state messe le nomine politiche, che la stessa Delle Monache conosce bene, nella segreteria dell’assessora regionale Alessandra Troncarelli.

 

Senza voler fare gli avvocati della Frontini (dall’alto delle sue vere o presunte capacità immaginiamo che sappia difendersi bene da sola), è arrivata l’ora che anche a Viterbo la politica esca dal chiacchiericcio di paese e si riappropri della sua più importante prerogativa: la serietà.