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Talete, la sindaca Frontini si affida a un pool di esperti

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La giunta comunale lo ha deliberato ieri mattina, all’indomani dell’infuocata assemblea dell’Ato di giovedì: un pool di esperti affiancherà la sindaca Chiara Frontini nelle difficili decisioni che l’attendono: ovvero se ritirare o meno il ricorso al Tar contro l’ingresso dei privati in Talete e la posizione eventualmente da assumere qualora, come proposto dal presidente della Provincia Alessandro Romoli, si dovesse ripetere il voto della discordia, quello alle modifiche statutarie della spa propedeutiche alla cessione delle quote, stavolta con l’astensione di Palazzo Gentili (possessore del 5 per cento delle quote). Che questa replica dell’ormai famosa e contestata assemblea dell’Ato del 10 giugno scorso vada in scena la prossima settimana non è per nulla scontato: insieme agli avvocati si sta riflettendo sul da farsi, come spiega al Corriere il capo della segreteria tecnica dell’Ato, l’ingegner Giancarlo Daniele: “Annullare un voto e ripeterlo non è semplice dal punto di vista legale– dice Daniele – tanto più che il ricorso presentato dai cinque comuni è acqua fresca”.
In pratica, secondo Daniele, il problema è molto politico e ben poco tecnico. I sindaci di Viterbo, Tarquinia, Monte Romano, Vasanello e Soriano nel Cimino hanno impugnato non la votazione del 10 giugno (alla quale Palazzo dei Priori, allora sub commissario, non partecipò) sulle modifiche statutarie – i termini erano scaduti - bensì l’atto di indirizzo n. 116 del 23 giugno con il quale l’Ato aveva deciso di non revocare a Talete l’affidamento del servizio idrico nonostante le gravi inadempienze (mancanza di investimenti ecc.) per aspettare la fine della procedura di cessione delle quote. In pratica, in base a questa lettura, il ricorso al Tar sarebbe un atto di facciata più che di sostanza.