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Niente carcere per il buttafuori condannato a 16 anni

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Adescava le vittime in discoteca e le contattava su Facebook, per poi abusarne sessualmente. Daniele Nuomi, 21enne di Pomezia, condannato martedì scorso a 16 anni di reclusione, è stato rimesso in libertà a pochi giorni dalla sentenza, il 21 settembre, conseguentemente alla revoca della misura di sicurezza che prevedeva il ricovero presso una Rems. Il ventenne attualmente ha l’obbligo di dimora nel comune di residenza e di presentarsi alla polizia giudiziaria con la prescrizione di restare a casa per un paio d’ore nella mattinata e la notte. 

 


Secondo le ricostruzioni, il 21enne agiva seguendo un copione ben preciso: dopo aver individuato le ragazze nella discoteca in cui lavorava come buttafuori, le rintracciava sui social e si presentava ai genitori delle vittime come il principe azzurro. I fatti per i quali è finito a processo davanti al collegio del Tribunale di Viterbo risalgono al dicembre del 2019, quando fu denunciato dai genitori di una adolescente, all’epoca 17enne, che, stando ai riscontri, fu violentata diverse volte dal Nuomi in un bed&breakfast. 
Contro il 20enne, che fu arrestato 4 mesi dopo a conclusione delle indagini coordinate dal pm Chiara Capezzuto e accusato dei reati di violenza sessuale, sequestro di persona, lesioni e rapina, con l’aggravante della crudeltà, si costituirono parti civili nel dibattimento i genitori dell’allora minorenne. In loro favore la sentenza ha disposto una provvisionale di 10 mila euro ciascuno, disponendo inoltre la misura di sorveglianza speciale per 3 anni. 

 


Inizialmente Nuomi dal carcere fu trasferito in una struttura sanitaria che accoglie gli autori di reato con disturbi mentali in regime di arresti domiciliari a seguito di una perizia secondo la quale il ragazzo era capace di intendere e di volere, come constatato dagli psichiatri della stessa Rems, motivo per il quale ad agosto gli stessi esperti hanno chiesto che fosse dimesso. Il 20 settembre, contestualmente alla richiesta di revoca della misura del ricovero nella Rems dovuta all’esito di un’altra perizia, il pm Capezzuto ha chiesto nei confronti del giovane la custodia cautelare in carcere per il rischio concreto di reiterazione del reato. Istanza che è stata rigettata e pertanto il giovane ha ottenuto la libertà poco prima di essere condannato a 16 anni di carcere.