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Edilizia Viterbo, cantieri pubblici a rischio stop

Massimiliano Conti
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L’allarme l’ha lanciato nei giorni scorsi l’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori, dalle colonne del Sole 24 Ore: in Italia i 23 mila cantieri pubblici attualmente aperti, per un investimento complessivo pari a 162 miliardi di euro (il valore di circa 5 finanziarie) rischiano di fermarsi a causa degli extracosti dovuti all’aumento dei prezzi dei materiali e dell’energia. Tra questi 23 mila cantieri ce ne sono molti anche aperti in provincia di Viterbo, a cominciare da quello dell’ospedale Belcolle, la madre di tutte le opere pubbliche incompiute. Senza contare tutti i lavori stradali appaltati dagli enti locali. La Federlazio di Viterbo conferma le enormi difficoltà in cui navigano le ditte, viterbesi e non ,che lavorano con contratti pubblici e lancia un appello alla Regione Lazio perché, seguendo l’esempio della vicina Umbria, aggiorni al più presto il prezzario. “Al momento non abbiamo segnali di blocchi imminenti dei cantieri – spiega al Corriere il direttore dell’associazione imprenditoriale Giuseppe Crea – ma la situazione è critica”.

Ma andiamo con ordine. Secondo le stime dell’Ance, l’impatto sulle imprese dei rincari dei materiali e dei costi energetici vale in totale 5 miliardi di euro. Sono le stesse imprese appaltatrici, spiega l’associazione dei costruttori, ad aver anticipato fin dal 2021 la copertura dei costi aggiuntivi per mandare avanti i i cantieri evitando una raffica di chiusure. Una toppa sui buchi nei conti delle aziende ha provato a mettercela il governo varando una serie di norme per compensare i costi aggiuntivi del 2021 e per adeguare i prezzari nel 2022. Il problema come sempre in Italia sono i tempi della burocrazia. Risultato: i rimborsi per la maggior parte non sono mai arrivati: “Queste misure - denuncia sempre l’Ance - rimangono in gran parte sulla carta e hanno tempi di attuazione troppo lunghi rispetto all’emergenza. La situazione sta diventando insostenibile finanziariamente ed economicamente per le imprese che, ad oggi, non hanno nessuna certezza di vedere effettivamente ristorate un giorno le spese già sostenute da tempo, in molti casi più di un anno e mezzo fa”.

Nel Lazio si aggiunge inoltre il problema del prezzari degli appalti pubblici. “I contratti attualmente in essere – spiega Giuseppe Crea – sono fermi ai prezzi di 6-12 mesi fa che, con i rincari a cui stiamo assistendo, in media di sei volte, sono un’era geologica. Le imprese stanno attraversando una fase di forte difficoltà anche se, almeno al momento, non abbiamo notizie di possibili stop ai cantieri. Di sicuro c’è bisogno di interventi urgenti, come è avvenuto per esempio in Umbria, dove la Regione ha aggiornato di recente i prezzi allineandoli a quelli attuali. Speriamo che il Lazio segua l’esempio”.