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Viterbo, scorie nucleari. Movimenti contro il deposito all'attacco: "Tuscia scelta perché poco tutelata”

Beatrice Masci
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La Tuscia, con 22 siti idonei su 58, ha oltre il 40% di probabilità di essere prescelta per ospitare il deposito nazionale di rifiuti nucleari. I movimenti, concluso il seminario nazionale, non hanno altra possibilità per contrastare questa ipotesi, se non le azioni giudiziarie. La prima delle quali è l’udienza davanti al Tar del 28 settembre, limitata, tuttavia, alla sola discussione circa l’accesso agli atti successivi al seminario nazionale. In molti, ora, si chiedono come mai la Tuscia è la più accreditata ad ospitare il deposito. 

 

Secondo Angelo Di Giorgio - ordinario di Chirurgia Generale e Oncologica, e rappresentante del movimento Montalto Futura, tra i promotori del ricorso al Tar - per capire cosa sta accadendo oggi bisogna tornare agli anni Settanta, quando Montalto di Castro fu scelta come sede della centrale nucleare.

 

“Allora - spiega Di Giorgio - in un primo momento Montalto venne esclusa per motivi idrogeologici e la scelta ricadde sulla vicina Tarquinia. La sollevazione generale dei cittadini fece tornare il Governo a guardare a Montalto. Il resto è storia. Quella centrale costò all’Italia 28.800 miliardi e non venne mai conclusa, perché la tragedia di Chernobyl indusse il Governo a decretare lo stop al nucleare. La struttura però era pronta, mancavano solo le componenti tecnologiche. Fu allora che venne emanata la legge di riconversione per consentire il passaggio dal nucleare al policombustibile. Una legge tuffa - spiega oggi il professor Di Giorgio - visto che lasciava inalterati i parametri ambientali”.

ARTICOLO COMPLETO SUL CORRIERE DI VITERBO DEL 27 SETTEMBRE (Edicola digitale)