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Viterbo, usura. Prestiti a strozzo durante lockdown. Imprenditori minacciati in chat

Valeria Terranova
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Si è aperto con uno scontro tra il pm e le difese il processo con rito ordinario a carico di 4 dei 7 componenti di una presunta banda che fu arrestata per usura ed estorsione ad aprile 2020. Si tratta di un 43enne di Soriano nel Cimino, la sua compagna, una 42enne, residente in città, un 28enne albanese, residente a Terni, e un 48enne di Castel Giorgio. Le due presunte vittime, una coppia di imprenditori viterbesi, si sono costituite parti civili con gli avvocati Giovanni Labate ed Enrico Valentini. Il quinto membro del gruppo, un 51enne, fratello del 42enne, lo scorso 9 dicembre ha patteggiato la pena a un anno e 8 mesi, l’unico ad aver scelto il rito alternativo e il solo al quale è stato contestato il reato di tentata estorsione. In più ci sarebbero ancora un italiano e un albanese indagati a piede libero. 

 

Il pm Michele Adragna, titolare del fascicolo, come anticipato già il 29 giugno scorso, ha chiesto al terzetto collegiale presieduto dal giudice Eugenio Turco, di poter produrre della documentazione già allegata nella richiesta di giudizio immediato, e dunque nel dossier, a disposizione di tutte le parti. In particolare il contenuto documentale racchiuso e suddiviso su due supporti informatici, riguarda chat e registrazioni audio tra presenti (imputati e parti offese o viceversa), files video tratti dalle telecamere di videosorveglianza, bonifici bancari, un certificato medico relativo a una delle due vittime, contratti di mutuo e assicurativi, appunti manoscritti e documenti che riguardano perquisizioni e sequestri.
Le difese rispetto a tale richiesta hanno sollevato diverse eccezioni. Tuttavia il collegio ha ammesso l’intera documentazione consegnata dal pm.

 

Si era da poco concluso il primo lockdown, quando i due piccoli imprenditori ritrovandosi in difficoltà economiche e personali si rivolsero ai presunti usurai chiedendo due prestiti che sarebbero serviti a intraprendere delle iniziative imprenditoriali, i quali passando alle maniere forti pretesero la restituzione delle somme di denaro anticipate, maggiorate con interessi da capogiro. Il primo prestito infatti fu di 45 mila euro e di 89 mila e 500 euro il seguente. In cambio la coppia avrebbe dovuto restituire alla banda di strozzini un totale che si aggira intorno ai 300 mila euro, dunque quasi più del doppio. Tuttavia i due imprenditori, non riuscendo a far fronte ai pagamenti e a colmare i debiti riuscirono a corrispondere solo una minima parte e da quel momento per loro cominciò il vero incubo. La prossima udienza è prevista a metà novembre.