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Viterbo, riapre la pineta di Monte Raschio a Oriolo Romano. Abbattuti 11 alberi pericolanti

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Riaperta la pineta del Monte Raschio distrutta in parte dal maxi incendio divampato ai piedi della faggeta dell’Unesco il 2 agosto. Le fiamme, che furono spente dopo quasi due giorni, hanno danneggiato in particolar modo proprio la pineta che, dopo una serie di sopralluoghi e segnalazioni (specialmente dai volontari del Cai) fu chiusa dal sindaco Emanuele Rallo per garantire la sicurezza e l’incolumità degli escursionisti che percorrono i sentieri che la attraversano anche, se non soprattutto, per raggiungere il monumento naturalistico patrimonio dell’umanità.

 

Tuttavia dopo la chiusura il Parco Regionale Bracciano-Mantignano, che di fatto gestisce sia la pineta che la faggeta che sono della Regione, si è messo al lavoro per mettere in sicurezza i percorsi. Nello specifico sono stati abbattuti 11 alberi che erano pericolanti dopo che erano stati danneggiati dalle fiamme. Dunque martedì scorso il primo cittadino ha recocato l’ordinanza di chiusura proprio in tempo con l’inizio della stagione delle escursioni.

 

“Grazie al lavoro di squadra finalmente i nostri sentieri naturalistici sono di nuovo percorribili”, dice il sindaco Emanuele Rallo che aggiunge: “Ora sia la pineta che la faggeta si possono visitare liberamente, il tutto proprio con l’autunno alle porte”. Ci sono registrate dei cali di presenze nel territorio a causa dell’incendio e della successiva chiusura? “Non più di tanto - spiega il sindaco - infatti l’incendio è avvenuto in piena estate e quest’anno la stagione è stata particolarmente calda dunque non adatta a quel tipo di turismo, l’importante è che siamo riusciti a rendere fruibili i nostri sentieri naturalisti per l’autunno che è il momento dove accorre sia nella pianeta che nella faggeta il maggior numero di turisti.
L’incendio del 2 agosto - di probabile matrice dolosa - partì dal almeno tre punti in località Monte Raschio a ridosso della pineta. Il fuoco interessò 27 ettari di cui 21 ricompresi nel perimetro dell’area naturale protetta, colpito pesantemente il rimboschimento di conifere, ma per 5 ettari anche la faggeta, patrimonio culturale mondiale dell’Unesco.