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Viterbo, pericolo sette. Parla il criminologo: "Tutti possono finire in trappola"

Valeria Terranova
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“Il primo tranello delle sette è quello di far credere a tutti che non esistono ma in realtà sono più vicine di quanto immaginiamo. Almeno una volta nella vita a ognuno di noi è capitato di essere entrato in contatto direttamente o indirettamente con una setta”. È cominciata così l’intervista a Sergio Caruso, psicologo e criminologo forense, esperto di dinamiche e strategie settarie, consulente di parte civile al processo che vede imputato il 63enne Pasquale Gaeta, il presunto santone a capo della comunità Qneud che fino a poco tempo fa aveva sede ad Acquapendente. Il sessantenne è accusato di maltrattamenti in famiglia, esercizio abusivo della professione e violenza sessuale ai danni di due donne. A denunciarlo per prima Virginia Melissa Adamo, assistita dall’avvocato Vincenzo Dionisi, madre di una 26enne plagiata dal guru, ammessa al procedimento in qualità di parte civile, insieme alla seconda vittima assoggettata dal 63enne e l’Ordine degli Psicologi del Lazio. 

 

INTERVISTA SUL CORRIERE DI VITERBO DEL 1 SETTEMBRE (Edicola digitale)

 


Quali meccanismi adottano le sette?
“Ne esistono diverse. La caratteristica della setta Qneud, come tutte le sette fai da te, è quella di non avere una identità stabile. Possiamo definirla una psicosetta, visto che Gaeta si qualificava come psicologo, motivo per il quale l’Ordine regionale si è costituito parte civile. L’imputato non si limitava solo all’abuso della professione attuata da lui in modo approssimativo come l’uso per esempio dell’anamnesi. In tutto questo subentrava anche l’aspetto esoterico e manipolativo, come le pene karmiche, il metodo Jodorowski, percorsi di purificazione, tutti metodi che appartengono alla sfera dell’esoterismo e che distruggono la libertà individuale. Infatti la prima cosa che è venuta fuori da questa setta è il controllo sul comportamento e l’isolamento familiare tramite la tecnica”. 

 

 

Cosa dicono le statistiche a riguardo?
“A livello di dati numerici purtroppo l'unico censimento risale al 2000 in cui si contavano più di 80 mila adepti appartenenti a diversi ambiti settari. Attualmente il numero si sarà certamente moltiplicato in tutte le regioni d’Italia, compresa quella del Lazio ovviamente”.