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Lazio, caccia. Il 1° settembre la preapertura. Decreto per l'abbattimento di cornacchie, gazze e tortore. Insorgono le associazioni

P. D.
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Preapertura della caccia il 1 e il 4 settembre per cornacchia grigia, gazza e tortora. Poi, da domenica 18 settembre, via libera per la maggior parte delle altre specie fino alla chiusura del 30 gennaio 2023, con l’attività venatoria rivolta a colombaccio e ghiandaia che invece andrà avanti fino al 9 febbraio. Il decreto di preapertura - che esclude i territori compresi nelle Zone di protezione speciale (Zps) - è stato emanato nei giorni scorsi dalla Regione Lazio: i cacciatori potranno sparare senza l’ausilio del cane.

 

 

“L’esercizio venatorio - si legge nella comunicazione della Regione - è consentito ai cacciatori con residenza nel Lazio limitatamente al territorio dell’Ambito territoriale di caccia dove il cacciatore è iscritto come residenza venatoria, o come secondo Ambito territoriale di caccia, e ai cacciatori con residenza fuori dalla regione limitatamente al territorio dell’Ambito territoriale dove il cacciatore è iscritto come residenza venatoria. Gli appostamenti temporanei non possono essere installati prima di tre ore dall’inizio dell’orario di caccia stabilito, dalle ore 5.35 alle ore 19.40, e il sito dell’appostamento temporaneo, al termine dell’azione di caccia, deve essere liberato del materiale usato a cura di colui che ne ha usufruito. Nei giorni di preapertura, il limite di carniere giornaliero, per ciascun cacciatore, è di venti capi complessivi delle specie autorizzate, salvo quanto previsto per la tortora, per cui è previsto un limite di carniere regionale complessivo pari a 5.534 capi per tutta la stagione venatoria 2022-23, compresa la preapertura”. A tal proposito, sottolineano ancora dalla Regione, “la caccia alla tortora su tutto il territorio venabile del Lazio sarà consentita ai soli cacciatori che presentino apposita richiesta all’Atc di competenza e che ricevano l’assegnazione del numero massimo di capi abbattibili. Infine, nei giorni di preapertura non è consentito l’addestramento dei cani”.

 

 

Il decreto firmato in Regione ha mandato su tutte le furie i cacciatori, che polemizzano per le disparità tra le doppiette che emergerebbero in base ai criteri adottati dalla Pisana e anche sui numeri dei capi di tortora da cacciare. Pietro Casasole, responsabile provinciale dell’Associazione venatoria Caccia sviluppo e territorio, proprio per manifestare il suo dissenso ha scritto all’assessore regionale Erica Onorati e al consigliere Enrico Panunzi. “Esprimo la mia contrarietà - afferma Casasole - per il comportamento che a mio giudizio è incostituzionale da parte della Regione Lazio nel proporre la preapertura, visto che tutti i cacciatori, pur pagando la medesima cifra, quella delle tasse per la stagione venatoria, non godono degli stessi diritti. Tramite apposita nota, infatti, l’Ispra ha evidenziato che la tortora africana si trova a livello continentale in un precario stato di conservazione. Si autorizza quindi l’ennesimo scempio come ormai avviene da 10-15 anni a questa parte, mentre i tecnici faunistici annunciano che di questa specie di origine africana rimangono solo 5.534 esemplari. Citando i numeri, ad esempio, della Macedonia, altra nazione Europea, sei cacciatori in due giornate hanno fatto un carniere di circa 250 specie”.

 

 

“A nome della associazione - prosegue Pietro Casasole -, ribadisco che vogliamo svolgere tutto nel rispetto della Costituzione: una caccia non a pagamento ma di diritto. Mi domando a che cosa pensavano tutte le associazioni venatorie federali, quelle animaliste e agricole che fanno parte del comitati tecnico-faunistico-venatorio quando hanno deciso di concordare questa mattanza. E si sono posti l’interrogativo su chi controllerà i 5.534 cacciatori (al momento di aver abbattuto un capo ciascuno) affinché depongano le armi e se ne vadano?”. “La nostra associazione - conclude il responsabile - di Caccia territorio e sviluppo - chiede quindi alla Regione Lazio di revocare il provvedimento di apertura della caccia al 18 settembre come già fatto da quella dell’Umbria. Come alternativa, sicuramente ben accetta, c’è quella di creare una solo giornata di caccia ai residenti nella loro Atc di residenza anagrafica (carniere massimo cinque capi). Fondamentale ricordare che, al momento di cambiamenti atmosferici, con l’arrivo delle piogge la specie emigra e dall’inizio di settembre non ci saranno più tracce”.