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Viterbo, Durigon: "Pronte le riforme per far crescere l'Italia"

Daniele Di Mario
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“Il 25 settembre rappresenta una data storica: dopo undici anni il centrodestra unito può tornare al governo e dare al Paese quelle riforme istituzionali, infrastrutturali, economiche ed energetiche necessarie per crescere e contenere la crisi economica. La campagna elettorale si giocherà su questo. Noi della Lega crediamo fermamente che sia possibile realizzare un'Italia diversa. Per questo ho deciso di metterci ancora la faccia, dando una mano al progetto di Matteo Salvini e del centrodestra”. Claudio Durigon, deputato uscente ed ex sottosegretario, guida la Lega del Lazio, di cui è segretario, ed è candidato al Senato nel collegio uninominale di Rieti, Viterbo, Civitavecchia nonché capolista nel plurinominale Senato Lazio 2.
Onorevole Durigon, perché il “trasloco dalla Camera al Senato”.
“Sono il segretario regionale del partito e l'assegnazione dei seggi al Senato è su base regionale. Una scelta naturale. E poi sono orgoglioso di rappresentare territori in cui la Lega ha ottenuto ottimi risultati. Lo sa che Rieti è il Comune capoluogo di provincia in cui il partito è andato meglio in assoluto alle ultime elezioni amministrative? Abbiamo superato il 13%, il miglior risultato della Lega in tutta Italia. A Civitavecchia il sindaco è un esponente della Lega. Insomma, era giusto essere vicino a territori che hanno dato tanto al partito, compresa Viterbo e la sua provincia”.
Non lo ha fatto perché a Palazzo Madama i numeri rischiano di essere più ballerino?
“Macchè. Il centrodestra avrà una maggioranza ampia e stabile in entrambi i rami del Parlamento e ciò ci consentirà di realizzare le riforme di cui l'Italia ha disperato bisogno. Come dice la parola chiave della nostra campagna elettorale, io ci credo. E ci crediamo tutti insieme”.
In cosa credete?
“Nella possibilità di fare politica per convincimento, valori e ideali e non per convenienza per prima cosa. 
E poi crediamo nella flat tax, nel definitivo superamento della legge Fornero grazie a Quota 41, nello stop agli sbarchi, nella possibilità di rendere le nostre città più sicure, nella autosufficienza energetica. Il programma della Lega è lungo oltre duecento pagine, che sono il frutto di un lungo lavoro e i cui punti fondamentali sono stati tutti inseriti nel programma comune della coalizione”.
Nessuna frizione con gli alleati?
“E di che tipo?”.
Sul programma.
“Ma no. Abbiamo chiuso in pochissimi giorni. Quel programma è la sintesi di tutte le sensibilità dei partiti del centrodestra e racchiude battaglie storiche della coalizione. Autonomia, riforma della giustizia, flat tax, presidenzialismo: sono tutte proposte condivise da ogni partito. Ora sta agli italiani decidere”.
Cosa?
“Se votare per il centrodestra, coalizione coesa che ha un programma di sviluppo e cambiamento o per il Pd che non ha un programma di governo e parla solo di Ddl Zan, cittadinanza facile agli immigrati, droga libera, patrimoniale, tassa di successione e riforma della legge elettorale”.

Col Pd avete governato fino all'altro ieri. Così come con il M5S e Calenda.
“Alt. Abbiamo deciso di sostenere il governo Draghi insieme a FI e ai centristi del centrodestra di governo per responsabilità: bisognava far ripartire l’economia e far uscire l'Italia dall'emergenza Covid dopo i disastri combinati da Giuseppe Conte, Arcuri e i rossogialli al governo. Si sapeva dall'inizio che finita quell'esperienza ognuno sarebbe andato per la propria strada. Noi nel centrodestra, il Pd a sinistra. Tant'è che, mentre noi cercavamo di aiutare Draghi nel suo lavoro, Enrico Letta si fossilizzava su battaglie ideologiche come appunto il Ddl Zan, la cannabis, lo ius scholae. Provvedimenti bloccati dalla Lega. Così come siamo stati noi a bloccare l'aumento delle tasse e la riforma del catasto mentre il Pd parlava e continua a parlare di patrimoniale e tassa di successione. Il centrodestra non alzerà le tasse, le abbasserà”.
Però Draghi lo avete mandato a casa voi.
“No. Lo ha mandato a casa Conte che non ha votato la fiducia sul Dl Aiuti. Noi saremmo stati disposti a un governo Draghi bis senza il M5S. Ma il Pd e lo stesso Draghi hanno chiuso subito a questa ipotesi. A quel punto la crisi si poteva risolvere solo con il voto anticipato. Ma non sono cinque mesi di legislatura in più a fare la differenza. Pensiamo alle riforme che servono al Paese”.
Parlava delle tasse. Flat tax. Sul tema avete idee diverse.
“Si è stabilito di estenderla ai lavoratori con redditi da partita Iva fino a 100mila euro. Poi verrà estesa progressivamente alle altre categorie. L'obiettivo è applicarla ai lavoratori dipendenti entro la fine della legislatura. Questo abbiamo stabilito e questo sta scritto nel programma. Sulle aliquote, noi pensiamo che il 15% sia assolutamente sostenibile”.
Un obiettivo per i primi cento giorni di governo?
“Oltre alla flat tax, personalmente spero di inserire Quota 41 nella legge di bilancio. Era un'operazione che come Lega volevamo portare a compimento e che sicuramente rilanceremo subito, appena saremo al governo. Ciò consentirà di superare definitivamente la legge Fornero, di dare certezze a chi termina la propria vita professionale e aprirà spazi a migliaia di giovani, sia nella pubblica amministrazione sia nel settore privato, per il quale sarà fondamentale abbattere costo del lavoro e pressione fiscale. Per questo la flat tax sarà indispensabile”.
Ci aspetta un autunno difficile. Già alcuni Paesi Ue organizzano razionamenti del gas.
“Non prendiamoci in giro: andare al governo non sarà una passeggiata. Il prossimo esecutivo dovrà fare due-tre provvedimenti fondamentali per contenere l'inflazione, restituire potere di acquisto alle famiglie, contenere il prezzo dell'energia elettrica. Serviranno provvedimenti d'urgenza per intervenire tempestivamente. E poi con la legge di Bilancio iniziare a introdurre misure strutturali come, ad esempio, il taglio del cuneo fiscale per alzare i salari e venire incontro alle imprese. A livello comunitario dobbiamo arrivare a un tetto comune al prezzo del gas. I prezzi di luce e gas sono superiori di dieci volte rispetto all'era pre-Covid e stanno aumentando ancora. L'autunno rischia di essere drammatico e per scongiurare razionamenti e black-out, salvando il potere di acquisto delle famiglie e i bilanci delle imprese, bisogna intervenire tempestivamente. Se da un lato servono nuove risorse pubbliche contro il caro-energia e il caro-carburanti, dall'altro è necessario introdurre quanto prima il tetto europeo al prezzo del gas. Sul piano energetico, dobbiamo insistere sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, sui rigassificatori senza dire no a prescindere al nucleare di ultima generazione”.

La sinistra dice che se vincerà il centrodestra il Pnrr salterà.
“Che sciocchezza. Il Pnrr è ben avviato: obiettivi e progetti verranno portati a termine. Altro conto è chiedere di rivedere i tempi a causa della guerra in Ucraina. Anche Gentiloni ha aperto a questa ipotesi. L'Italia con il centrodestra al governo funzionerà meglio. E l'Europa non teme che il centrodestra vada al governo come la sinistra vuole far credere. Tutt'altro. Così come la collocazione euroatlantica del nostro Paese sarà rafforzata. Certo alcuni temi vanno discussi: come la concessione di nuove deroghe al patto di stabilità non all'Italia, ma a tutti i Paesi europei duramente colpiti dalle sanzioni alla Russia e dalla crisi energetica ed economica scaturita dalla guerra”.
Parliamo del Lazio. Cosa può fare un parlamentare per il territorio che rappresenta?
“Spesso si dice che i parlamentari contino poco. Non è vero. Faccio un esempio: grazie al Parlamento Roma avrà il termovalorizzatore di cui ha bisogno. Civitavecchia e il suo sistema della logistica troveranno in me sempre un interlocutore disposto a portare all'attenzione del legislatore e del governo le istanze dell'economia locale. Così Rieti. Ad esempio, ieri si è celebrato il sesto anniversario del terremoto che ha distrutto Amatrice e Accumoli. Non entro nelle polemiche sulle presenze e le assenze delle istituzioni. Parliamo di fatti: la ricostruzione negli ultimi mesi ha subìto una accelerazione, ma la maggior parte della popolazione continua a soffrire e a vivere in alloggi di emergenza. Credo che una delle priorità del prossimo governo sia accelerare ulteriormente e completare la ricostruzione delle zone del Centro-Italia colpite dai terremoti”.
Ultima domanda sulle liste. Si parla di parecchi malumori in Lega.
“I malumori ci sono in tutti i partiti. Quanto alla Lega, non mi risultano particolari mugugni”.
Neanche nel Lazio?
“No. Il territorio è stato valorizzato e premiato. Le do qualche esempio. Abbiamo candidato i primi quattro classificati alle elezioni amministrative di Roma: contiamo di eleggere Simonetta Matone e almeno altri due hanno buone possibilità di essere eletti. Così come il segretario romano Alfredo Becchetti. Abbiamo dato spazio ai territori candidando ad esempio il sindaco di Fara Sabina Roberta Cuneo, la consigliera comunale di Civitavecchia Barbara La Rosa, la consigliera comunale di Lariano Ilaria Neri, l'assessore a Civitavecchia e commissario del partito a Fiumicino Monica Picca, anche lei con buone possibilità di essere eletta. Sui collegi uninominali c'è l'ex sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani, candidato nel suo territorio. Insomma, se qualcuno vuol fare polemica la faccia, ma francamente mi sembra che in questo caso manchi la materia del contendere. In casa Lega non ho sentito polemiche. Men che meno nel Lazio”.