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Forza Italia Viterbo, i sindaci: "Umiliati dalle scelte sulle candidature"

Mattia Ugolini
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Forza Italia, cresce il malumore tra gli amministratori locali dopo l’esclusione dei rappresentanti viterbesi dai collegi della Tuscia e dalle liste di partito. Il taglio dei parlamentari, come prevedibile, ha impedito alla maggior parte dei partiti di candidare figure del territorio. Ne sa qualcosa Forza Italia, che non ha potuto presentare alle urne nessun rappresentante della provincia. E pensare che, paradossalmente, c’era pure l’imbarazzo della scelta: gli azzurri avrebbero potuto optare per Giulio Marini, un evergreen, Giovanni Arena, il tanto vituperato ex sindaco di Viterbo, Andrea Di Sorte, coordinatore provinciale, Sergio Caci, popolare ex primo cittadino di Montalto, e molti altri personaggi. Considerando, comunque, che l’unico viterbese candidato dai berlusconiani è Francesco Battistoni, il quale, tuttavia, correrà per un posto alla Camera nelle Marche.

Non appena il direttivo ha comunicato al gruppo forzista viterbese la decisione, subito sono partite le polemiche, insieme ai mal di pancia dilaganti. Basti pensare che due pilastri di FI nella provincia, Stefano Bigiotti e Giuseppe Ciucci - sindaci di Valentano e Farnese - hanno scritto una dura lettera divulgata agli organi di stampa. “Forza Italia nel Viterbese si sta riducendo a un contenitore di fuggitivi o esclusi”, questo il sunto dell’aspro comunicato, che poi prosegue parlando di “amministratori e rappresentanti di partito umiliati” dalla scelta. “Comprendiamo bene - si legge nella missiva - come la sciagurata scelta del taglio dei parlamenti abbia condotto alla composizione di un mosaico difficile per ogni compagine politica nella stesura delle rispettive liste elettorali, ma ciò non può fungere da giustificazione per una censurabile esclusione tout court di una intera classe dirigente, che per storia politica e impegno meritava ben altro rispetto”. E, infine, una stoccata ai vertici del partito: “La dialettica interna è inesistente, Forza Italia, tempo per tempo, avrebbe dovuto condividere un progetto politico di ricostruzione e che invece oggi consegna una ragione in più ai tanti che hanno già compiuto scelte diverse in difesa del proprio elettorato.

Gli amministratori locali non possono essere considerati da questo partito solo come un bacino di preferenze”. La lettera di Bigiotti e Ciucci, tuttavia, non ha trovato una sponda in Andrea Di Sorte, vicesindaco di Bolsena e coordinatore del partito, che si dice “assolutamente in disaccordo” con quanto espresso dai due sindaci ma si mostra comprensivo: “La loro è una delusione comprensibile - dice al Corriere -, la legge elettorale è uno scandalo perché non mette il popolo nelle condizioni di scegliere i propri rappresentanti. E il problema non è solo nostro. Il Pd della Tuscia, ad esempio, ha ottenuto un proprio candidato fuori collegio e solo dopo il ‘caso Frosinone’. Il senatore della Lega Fusco, la scorsa legislatura, è stato eletto a Rieti. Oggi dobbiamo ritenerci rappresentati, perché il senatore Battistoni ha ottenuto una ricandidatura importante ed il 26 settembre, sono certo, lo riavremo in Parlamento. Smaltita la delusione per le candidature - conclude Di Sorte - saremo in grado di sostenere i nostri candidati sul collegio, Berlusconi in primis, un leader che ha dato tanto a tutti noi. Ora è il momento per noi di dare noi qualcosa a lui”.