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Viterbo, elezioni politiche. Polveriera Pd, per mediare arriva Astorre

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Per sedare i malumori scoppiati nel Pd per la mancata candidatura di Enrico Panunzi, arriva oggi, 19 agosto,  a Viterbo il segretario regionale Bruno Astorre. Presiederà, alle Terme dei Papi, una riunione della segreteria provinciale allargata a vari rappresentanti istituzionali. La sua mission è “ricondurre alla ragione” il consigliere regionale e i suoi sostenitori (che nel partito al momento sono la maggioranza) per scongiurare l’ipotesi di un loro disimpegno in campagna elettorale, come dicono di voler fare da lunedì notte, minacciando in questo modo di boicottare Marianna Madia

 


 

Astorre dovrà spiegare a Panunzi & C. che la richiesta di candidarlo in posizione sicura al plurinominale della Camera è stata ritenuta non praticabile perché, come accaduto in tutto il Lazio e in tutta Italia, il listino, a fronte della diminuzione dei parlamentari, è stato riservato a personaggi di caratura nazionale a cui l’elezione va garantita indipendentemente dalle dinamiche locali. Dovrà ricordare che il consigliere regionale si sarebbe potuto candidare all’uninominale della Camera, opportunità che ha rifiutato considerandola persa in partenza, rinunciando così a immolarsi per il bene del partito. Siccome l’obiezione che verrà mossa sarà che il Pd, per favorire i big, ha sacrificato la rappresentatività dei territori, scavandosi la fossa da solo, dovrà anche far presente che, oltre alla provincia di Viterbo, il collegio plurinominale Lazio 2-1 comprende anche Civitavecchia e una bella fetta dell’area metropolitana a nord di Roma, motivo per cui, trattandosi di un bacino elettorale tutt’altro che secondario rispetto a quello della Tuscia, la richiesta di candidatura sicura sarebbe potuta partire anche da qui, e dunque è illogico sostenere che, se si fosse trovato un posto sicuro nel listino, si sarebbe dovuto per forza privilegiare Viterbo. 
Astorre, da candidato al Senato, non parla ovviamente in maniera disinteressata. Dovrà perciò misurare bene le parole, dato che in questi giorni non sono mancate da parte di Panunzi & C. polemiche al vetriolo contro di lui e Zingaretti, accusati di aver abbandonato Viterbo nel momento del bisogno. Dovrà anche evitare l’ennesima spaccatura interna, stavolta in casa ex Ds, dopo le dichiarazioni rilasciate alla stampa dalla segretaria provinciale, Manuele Benedetti, secondo la quale la candidatura di Alessandro Mazzoli al Senato “non corrisponde alle richieste del territorio”. Un’uscita, questa, evidentemente fin troppo provocatoria se è vero che Mazzoli, presidente del Pd provinciale, di tutto può essere accusato fuorché di non essere rappresentativo della Tuscia, e infatti è stato già presidente della Provincia e parlamentare. Inoltre, va anche detto che il suo nome compariva tra quelli fatti a inizio mese per le cosiddette candidature di servizio. Il problema, o l’equivoco, è che, secondo il ragionamento dei panunziani, il Pd viterbese, se non avesse incassato la candidatura sicura per il consigliere regionale, non avrebbe dovuto candidare nessun altro, neanche nelle posizioni appunto considerate perse in partenza.

 

La sensazione generale è che Panunzi, dopo aver dovuto rinunciare al Parlamento, voglia sin da ora ottenere, come risarcimento, la certezza di essere candidato per la terza volta in Regione, ricevendo de facto subito precise rassicurazioni sulla deroga che gli serve avendo già trascorso alla Pisana due legislature. 
Da segnalare, nell’ambito di questa strategia, la mobilitazione di alcuni circoli del Pd, di alcuni sindaci e di forze politiche amiche, che, per rammaricarsi della mancata candidatura di Panunzi alla Camera, stanno facendo recapitare lettere e appelli al segretario nazionale Enrico Letta. Ieri è stato il turno del Psi: “Siamo consapevoli delle difficoltà che hanno suggerito le scelte effettuate, però non possiamo che esprimere grande rammarico per l’esclusione dell’onorevole Enrico Panunzi e la scelta di Marianna Madia. Ciò per il motivo evidente di lasciare sguarnito il territorio con la mancanza di un valido rappresentante locale”. “A panunzi - conclude il Psi - la candidatura spetta di diritto. Il Pd ci ripensi e torni sui suoi passi”.
Il clima è infuocato. Il rischio, se non si abbassano i toni, è di far scoppiare il partito più di quanto non sia già avvenuto in questi anni a causa della guerra contro i moderati.