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Viterbo, tesoretto da 200 mila euro per Palazzo dei Priori

Massimiliano Conti
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E’ un gruzzolo da 200 mila euro quello che l’amministrazione Frontini potrebbe ritrovarsi tra le mani per effetto di un’ordinanza della Cassazione. La Suprema Corte ha accolto infatti il ricorso del Comune contro la compagnia assicurativa che s’era rifiutata di risarcire i danni arrecati ai mobili di un antiquario viterbese dalla rottura di una tubazione, quella della fontana del cortile di Palazzo dei Priori. La Cassazione ha rinviato tutto alla Corte d’appello e secondo l’ex assessore al contenzioso Paolo Barbieri che il Comune la spunti è quasi scontato. A patto che la giunta Frontini vada fino in fondo. 

 

La vicenda risale al lontano giugno del 2007 quando l’antiquario Lino Foglietta (nel frattempo deceduto) denuncia il Comune asserendo che la rottura della tubazione ha danneggiato i mobili da lui custoditi in un locale sottostante il giardino di Palazzo dei Priori. Il Comune chiama in causa il proprio assicuratore della responsabilità civile, la Carige spa (poi divenuta Amissima spa). L’assicurazione si costituisce in giudizio da una parte negando la responsabilità del proprio assicurato, dall’altra eccependo però l’inoperatività della polizza. Il 22 gennaio 2014 il tribunale di Viterbo in primo grado accoglie sia la richiesta di risarcimento di Foglietta sia quella del Comune nei confronti dell’assicurazione. La sentenza viene però appellata da tutte le parti. Da Foglietta perché chiede più soldi, dall’assicurazione e dal Comune. Il 31 agosto 2020 la Corte d’appello accoglie il ricorso dell’antiquario incrementando il quantum debeatur stabilito dal tribunale.

 

 

Ma la Corte d’appello accoglie anche il ricorso della Amissima ritenendo “che il Comune non avesse diritto alla copertura assicurativa per due ragioni: sia perché la polizza copriva i danni causati da acquedotti e rete fognaria, mentre nel caso di specie il danno era stato provocato da un difetto di manutenzione di tubazioni e pluviali; sia perché la polizza prevedeva la copertura solo dei danni causati dall’assicurato a terzi ‘in conseguenza di un fatto accidentale’”. La Corte in pratica ha ritenuto che per “fatto accidentale” dovesse intendersi “un accadimento in alcun modo riferibile un comportamento colposo”. Nel caso in questione invece l’allagamento era stato conseguenza di una non accurata manutenzione dei tubi di abduzione delle acque della fontana comunale, “circostanza che esclude l’accidentalità”. Il Comune, a fronte di una sentenza d’appello, sembra intenzionato ad arrendersi e risarcisce il danneggiato. L’ex assessore Barbieri però si impunta: viene dato incarico all’avvocato Piero Cesarei del foro di Roma di andare in Cassazione. Il 6 luglio scorso arriva il verdetto: la Suprema Corte accoglie la tesi di Cesarei, secondo cui “la clausola inserita in un contratto di assicurazione della responsabilità civile, nella quale si stabilisca che l’assicuratore si obbliga a tenere indenne l’assicurato di quanto questi sia tenuto a pagare a titolo di risarcimento di danni causati ‘in conseguenza di un fatto accidentale’, non può essere interpretata nel senso che restino esclusi dalla copertura assicurativa i fatti colposi, giacché tale interpretazione renderebbe nullo il contratto ai sensi dell’articolo 1895 c.p.c. per l’inesistenza del rischio”. “La conseguenza del principio fissato dalla Cassazione - spiega il legale - è che la Corte d’appello non può, come ha fatto con la sentenza cassata, escludere la garanzia ma al contrario ritenerla valida e dunque l’assicurazione deve manlevare il Comune da tutte le somme pagate”.
La parola torna quindi alla Corte d’appello. Alla luce di questa sentenza, Barbieri invita la sindaca Frontini a dare di nuovo incarico all’avvocato Cesarei: “Coi 200 mila euro che recupererà - conclude l’ex assessore - chissà che non riesca a riaprire la strada per Roccalvecce nel tratto franato”.