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Viterbo, bloccato esame per l'abilitazione antincendio dei volontari di protezione civile. Domande circolate su una chat

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Mai come in questa rovente estate ci sarebbe stato bisogno di ancora più personale per intervenire in maniera veloce ed efficace in caso di incendio. Ma nella Tuscia l’abilitazione di circa 40 aspiranti volontari proposti dai vari gruppi di Protezione civile è stata bloccata a causa di presunte irregolarità emerse durante i test per ottenere il “patentino”.

 


Esistono dei corsi che, dopo un esame e il rilascio appunto del patentino di abilitazione, permettono agli stessi volontari di essere subito attivi in caso di necessità. Ebbene, in uno dei corsi antincendi boschivi (Aib) del Lazio svolti tra maggio e giugno scorsi proprio per immettere altro personale in vista dell’estate, il Comitato tecnico consultivo della Protezione civile regionale ha deciso di “non valutare i test” e di considerare molte delle prove “non superate”. Di fatto, i partecipanti al corso si sarebbero passati le domande dell’esame. La commissione che doveva giudicare i volontari - composta da Carlo Rosa, sub commissario dell’Istituto regionale Jemolo; Carmelo Tulumello, direttore dell’Agenzia regionale di Protezione civile; Lucrezia Castro sempre dell’Agenzia regionale di Protezione Civile; Eros Mannino, direttore regionale dei vigili del fuoco; e Paolo Massimi della Direzione regionale dei vigili del fuoco - ha redatto un verbale di 3 pagine nel quale parla di presunte irregolarità che riguardano in particolare alcuni messaggi scambiati su una chat dei volontari nei quali erano state condivise le risposte giuste ai test finali date in anticipo ai candidati. 

 


La notizia è stata data in anteprima dal sito EtruriaNews. A denunciare la diffusione delle risposte sulla chat sono stati alcuni candidati che hanno segnalato di aver ricevuto un messaggio WhatsApp indirizzato alla chat Prociv Arci Regione Lazio nel quale erano riportati i quiz con le risposte esatte inviate dal loro presidente. Sono in tutto 40 i candidati esclusi e quasi tutti della provincia di Viterbo.
I messaggi incriminati si sospetta siano partiti dal cellulare di un volontario di un gruppo di Montalto di Castro che ha anche un ruolo a livello regionale, il quale tuttavia, sempre a EtruriaNews, ha negato di aver inviato quei messaggi sulla chat.