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Viterbo, siccità. I produttori di nocciole preoccupati: "Necessario stato di calamità"

Nicola Piermartini
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Paesaggi di autunno avanzato nei noccioleti: quantità abnorme di foglie cadute; quelle rimaste sui rami mostrano tinte dal marrone al giallo. E sul calendario scorrono i primi di agosto.  L’aspetto autunnale, eloquente della sofferenza estrema delle piante, caratterizza in generale distese amplissime di noccioleti del Viterbese, ma la siccità e le temperature straordinarie, epocali, hanno seviziato il ciclo vegetativo delle piante. Anche il frutto, quindi, risente dell’andamento catastrofico della stagione. 

 

Quando le piante hanno urgenza di liquidi per la sopravvivenza, attingono a quelli contenuti nei frutti. Risultato: i frutti stessi rimpiccioliscono, avvizziscono. Spettacolo consueto è notare fronde di colore terra di Siena bruciata tra il fogliame, come se fossero state arse dal fuoco. 
Da tempo, dello stesso tenore i discorsi dei nocciolicoltori: si interrogano sulla quantità dei raccolti, sulla resa delle nocciole, sugli effetti dei riflessi stagionali sulle piante. Anche nei fondi dotati di impianti di irrigazione si notano i riflessi dell’accanimento dell’anticiclone africano.

 

Dopo la stagione problematica dell’anno scorso dai punti di vista quantitativo e qualitativo, un’altra annata di passione. Alle spese inevitabili per le lavorazioni, la concimazione, i fitofarmaci, la manutenzione dei mezzi, c’è da aggiungere l’aumento significativo di combustibili, concimi, prodotti vari, pezzi di ricambio. Tutti costi da sostenere senza sapere come sarà il raccolto. 
Nessun dubbio sul fatto che esistano tutte le condizioni per richiedere lo stato di calamità naturale.