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Viterbo, cinghiali morti in città. La Asl avvia le analisi

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Mattia Ugolini
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Ancora ritrovamenti di carcasse di cinghiali in molte zone della città e, sebbene gli esperti escludano decessi causati dalla peste suina, la Asl - sollecitata anche dalle associazioni di categoria - si mobilita per far analizzare e smaltire i resti, al fine di avere certezze incontrovertibili. “Il numero regionale da contattare per le segnalazioni è l’803555. Altrimenti c’è quello del servizio veterinario. Noi, con una ditta specializzata, autorizziamo la rimozione e lo smaltimento“, spiegano dall’azienda sanitaria. 

 

Fino a prima della sua scomparsa, avvenuta tragicamente il 14 luglio scorso, quella del professor Andrea Amici era considerata la voce tecnica più autorevole in tema di fauna selvatica, con particolare riguardo proprio per i cinghiali. Oggi è l’agronomo Bruno Tallarico a raccogliere l’eredità lasciata da Amici e a tentare di fornire un quadro più chiaro: “Dalla foto da voi pubblicata - spiega al Corriere - escluderei una morte causata dalla Psa. In genere, gli animali malati tendono ad allontanarsi, quelli invece sono morti ad un metro di distanza. Penso più ad una morte cagionata da un forte trauma o comunque improvvisa. E’ fondamentale che la Asl e la Provincia attivino le procedure del caso, smaltendo ed analizzando le carcasse all’Istituto zooprofilattico. Qualora dovesse essere accertato un solo caso di peste suina, bisognerebbe utilizzare un sistema a zone, che secondo me non funzionerà, in quanto non siamo in grado di organizzarci, dopodiché dovrà essere creato un vuoto sanitario, un’area dove non deve esserci alcun suino. Anche chi ha un maiale domestico dovrebbe abbatterlo. Per evitare di arrivare a questo punto è fondamentale segnalare e rimuovere ogni carcassa. Perché, semmai dovesse essercene una infetta e gli animali dovessero mordicchiarla, diventerebbero vettori di propagazione del virus”. 
Per Tallarico, la causa dell’inurbamento dei cinghiali è una sola: “Il cibo. Si spostano per quello e, quando lo trovano, rimangono lì. Difficilmente muoiono in città, a meno che non vengano investiti o non siano malati, perché possono sopravvivere mangiando. Vedo gente che continua a nutrirli: è quanto di più sbagliato si possa fare ed auspico un’ordinanza che punisca queste condotte. Conoscere il numero esatto delle unità presenti sul territorio è impossibile, l’unica soluzione a nostra disposizione per farli andar via, abbattimenti esclusi, è smettere di dargli cibo”. 

 

Come noto ai più, i cinghiali si nutrono rovistando nella spazzatura. Ecco perché alcuni cittadini lanciano la loro proposta: delle gabbie protettive e dei secchi interrati per evitare l’assalto notturno degli ungulati. Anche Tallarico la reputa una buona soluzione di partenza: “Potrebbe aiutare”.
Sul problema torna intanto a farsi sentire Coldiretti, nella persona del presidente Mauro Pacifici, che invita la cittadinanza a collaborare, dicendosi preoccupato: “Bisogna avere il senso civico di comunicare ogni ritrovamento di carcasse per strada, così da farle rimuovere tempestivamente. La Regione ha stanziato 250 mila euro per lo smaltimento e questo è un passo avanti, ma non possiamo non dire che questa situazione è il risultato del numero fuori controllo di questi animali. Difatti noi non troviamo carcasse di fagiani, ad esempio, perché c’è penuria. Quando c’è sovrannumero, invece, gli animali interferiscono col normale corso dell’essere umano ed il rischio di incidenti aumenta. Sono un pericolo, le unità vanno contenute non solo per i danni all’agricoltura ma per ridare equilibrio al sistema naturale ed evitare problemi all’essere umano. Ci sono stati attacchi anche a massaie che portavano a casa buste della spesa, ora basta”. Pacifici spera che la peste suina non c’entri nulla con i decessi segnalati in questi giorni: “Deduco siano vittime di incidenti stradali, se un carcame venisse ritrovato nei boschi penserei alla peste. Ma è bene che la Asl faccia i rilievi del caso. Tuttavia, se venisse individuato un solo caso di Psa, dovremmo abbattere migliaia di animali sani, e questo non possiamo permetterlo perchè causerebbe un danno a tutte quelle aziende che, nella Tuscia, allevano maiali ed altri capi di bestiame in maniera naturale, per favorire la qualità delle carni”.