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Viterbo, sanità. Allarme dei sindacati: "Grave carenza di personale, la Regione fa finta di nulla"

Massimiliano Conti
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Nell’ultimo anno e mezzo 200 operatori in forze alla sanità viterbese sono finiti a casa. Altri 300 sono in attesa di essere stabilizzati. Il tutto a fronte di un personale allo stremo a causa della cronica carenza di organico, con lo spettro del riaumento dei contagi e delle ospedalizzazioni che è sempre dietro l’angolo, e con il presidente dell’Ordine di Viterbo, Antonio Maria Lanzetti, che giusto ieri, 3 agito,  rilanciava l’allarme sulla mancanza non solo di medici di base ma anche di dottori nei reparti.

 

Ad alzare la voce, all’indomani del fallito tentativo di conciliazione in prefettura e della proclamazione dello stato di agitazione, sono stavolta i sindacati confederali, per bocca però dei rappresentanti regionali e non dei corrispettivi viterbesi, sempre molto allineati e silenti nei confronti della direzione generale Asl: “Se non si colma la grave carenza di personale che sta trascinando a fondo anche l’azienda sanitaria di Viterbo, come le altre del Lazio, i servizi alla salute rischiano il tilt”, denunciano Giancarlo Cenciarelli (Fp Cgil Roma e Lazio), Roberto Chierchia (Cisl Fp Lazio) e Sandro Bernardini (Uil Fpl Roma e Lazio), che accusano l’amministrazione regionale di essersi sottratta al confronto in prefettura. “Anche nella provincia viterbese ci risultano cessati in quest’ultimo anno e mezzo oltre 200 operatori e ci sarebbero circa 300 precari da stabilizzare – continuano Cenciarelli, Chierchia e Bernardini - . La Regione Lazio non solo è sorda, ma anche assente, come all’incontro di questa mattina (martedì, ndr). Se le istituzioni preposte dalla Costituzione al governo sanitario non ci vogliono ascoltare, ci faremo sentire noi: la nostra mobilitazione sarà ancora più forte”. 

 

Cgil, Cisl e Uil sostengono di aver recepito le difficoltà della Asl Viterbo nella definizione delle dotazioni organiche, “anche perché le pericolose criticità per il funzionamento dei servizi di cura e assistenza sono sotto la luce del sole”. Ma se la Regione Lazio, titolare della gestione e delle decisioni che riguardano il Sistema sanitario regionale, continuerà a latitare, “il problema non potrà che ingigantirsi”, spiegano i sindacalisti, secondo cui “bisogna intervenire subito”, perché con una nuova ondata di contagi, il rischio è di non garantire ai cittadini “i minimi livelli assistenziali”, oltre che di non poter dare risposte sullo smaltimento delle liste di attesa.
“Nel Viterbese, e ancor più nel resto del Lazio, c’è un grave disequilibrio tra livello dei servizi e dotazioni organiche - concludono Cenciarelli, Chierchia e Bernardini -. Mancano infermieri, Oss, figure di assistenza, tecnici, amministrativi, professionisti, ausiliari. Non si può continuare a contare solo sul senso del dovere e sul sacrificio dei lavoratori: raddoppio dei turni, prestazioni aggiuntive, carichi di lavoro fuori controllo non sono sostenibili. Il personale è allo stremo e non riesce più ad assicurare la presa in carico dei pazienti”.