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Viterbo, elezioni politiche. Panunzi dice no alla candidatura nel collegio uninominale

R. V. 
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Forze politiche alle prese col rebus candidature. Argomento al centro, venerdì, del coordinamento provinciale di FI e della direzione provinciale del Pd allargata ai segretari di circolo e agli amministratori locali. Ma se per gli azzurri si è trattato di una mera formalità dal momento che le decisioni saranno prese a Roma indipendentemente dai desiderata locali (motivo per cui la riunione è stata considerata da tutti una presa d’atto della volontà di Francesco Battistoni di ricandidarsi nel collegio senatoriale uninominale Viterbo-Civitavecchia in accoppiata con Mauro Rotelli in quello uninominale della Camera), nel Pd l’appuntamento sarebbe dovuto servire per decidere le proposte (nomi, cioè) che la segreteria provinciale è tenuta a presentare, all’inizio della settimana entrante, alla segreteria regionale, per essere poi portate all’attenzione del tavolo nazionale. Ebbene, nonostante una lunga discussione, questa lista al momento non c’è. Né, visti i presupposti, sembra possa esserci nei prossimi giorni.

 

Tutto si è inceppato nel momento in cui i fedelissimi del consigliere regionale Enrico Panunzi (non presente personalmente per motivi istituzionali), a fronte della richiesta generale di spendere il suo nome per tenere alti i colori del partito, hanno puntato i piedi dicendo che l’interessato è disponibile a scendere in campo solo se gli verrà concessa una candidatura blindata. In altri termini, niente uninominale nei collegi in cui è inserito Viterbo, dove si dà per certa la vittoria del centrodestra; ovvero, collocazione al vertice del listino proporzionale, unica posizione (parliamo del primo nome in lista) che si ritiene possa esprimere l’elezione del parlamentare. Se ciò non accadrà, è stato ad esempio detto dai sindaci di Canepina e Montefiascone, Panunzi resta fuori. Il che significa che chiederebbe poi di ricandidarsi per il terzo mandato in Regione
Inevitabili le polemiche e un diffuso malcontento in tutte le aree dem, anche perché - fanno notare in molti - non ci si può mettere a disposizione solo quando c’è da prendere qualcosa in cambio. I partiti non funzionano così. 

 

Va aggiunto che prima di arrivare a questo epilogo gli uomini di Panunzi avevano (e non si tratta di un particolare di poco conto) respinto al mittente anche la richiesta di ricompattare il partito inaugurando una nuova stagione di rapporti interni soprattutto per quanto riguarda la componente moderata. Così si sono espressi in particolare Alessandro Mazzoli e Italo Carones (fedelissimi di Sposetti), ma non c’è stato nulla da fare: l’avvio del disgelo non è nell’agenda del consigliere regionale, come hanno mostrato con i loro interventi Francesco Serra e Alvaro Ricci, nonostante la maggior parte del Pd sia convinto che si tratti dell’unica strada da seguire per riacquistare una maggiore agibilità politica nella Tuscia.