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Viterbo, degrado a Civita Castellana. La Porta Urbica rischia di crollare sotto il peso dell'incuria e dei rovi

Alfredo Parroccini
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La Porta Urbica è caduta nel più completo abbandono e rischia seriamente di crollare e di scomparire per sempre. La possente struttura ad arco, formata da blocchi di tufo, è oggi ricoperta da una giungla di piante e di rovi tanto che appena si intravedono i paletti in legno che furono posizionati alcuni anni fa per sorreggerla in via precauzionale. 

 

L’ultima bonifica del sito venne effettuata nel 2019, ai tempi della giunta di Centrodestra guidata dal sindaco leghista Franco Caprioli, su iniziativa dell’assessore all’Ambiente Carlo Angeletti che decise di ripulire l’area che era stata trasformata addirittura in un ricettacolo di rifiuti abbandonati dagli incivili. Poi più nulla, solo l’oblio. Tre anni trascorsi nell’indifferenza. Nessuno ha speso più una parola a favore e a tutela dell’antica Porta Urbica come se non esistesse o avesse poca importanza. Eppure si tratta di un bene storico-archeologico di indubbio valore e fascino che merita di essere sistemata, abbellita e valorizzata. Un monumento che racconta la storia di Civita Castellana ai tempi della potente famiglia dei Borgia e del suo Papato. Un monumento che è degno di essere conosciuto, apprezzato e reso fruibile ai cittadini e ai turisti. La Porta Urbica, che si affaccia sulle forre del Ponte Clementino, venne casualmente scoperta nel 2014 mentre si stavano completando i lavori stradali della variante Mignolò. Un ritrovamento eccezionale che allora destò grande scalpore e la viva attenzione anche della Soprintendenza regionale del Lazio. Già a quei tempi (a guidare Civita Castellana era l’amministrazione di Centrosinistra guidata dal sindaco Gianluca Angelelli), considerata l’importanza della scoperta, si era giustamente parlato di un suo veloce recupero e di una sua giusta valorizzazione.

 

 

Tra i progetti che circolavano vi era quello di rendere visibile la Porta Urbica nelle ore notturne, utilizzando un faro che avrebbe creato un effetto scenico e visivo davvero straordinario lungo le forre del Rio Maggiore in cui è incastonata. Tante idee, tante intenzioni, tanti propositi che in otto anni dalla sua scoperta non hanno avuto però alcun risultato concreto. Dopo tanti proclami, il sito, per motivi ignoti, non è stato preso nella giusta considerazione. La Porta, abbandonata a se stessa, è ora sepolta dalla vegetazione incolta e selvaggia che, insieme all’incuria inesorabile del tempo e degli agenti atmosferici, può provocare danni irreparabili. La Porta Urbica va salvata.