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Viterbo, caldo record. Ceramisti colti da malore. Cisl: “Chi lavora ai forni sopporta 40 gradi”

Beatrice Masci
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“Nelle aziende del distretto ceramico di Civita Castellana sono in aumento i casi di malore legati alle alte temperature”. A lanciare l’allarme è Fabrizio Mastrogiovanni, segretario provinciale della Femca Cisl. “Chi lavora davanti ai forni per tutto il turno, a parte i periodi di stop previsti dal contratto, sopporta anche 35 - 40 gradi durante le settimane più calde, ma fino a l’anno scorso si trattava di un periodo concentrato in un mese o poco più. Quest’anno i giorni di caldo intenso sono raddoppiati, e lavorare ai forni diventa impossibile. Per questo sono aumentati, di molto, i casi di chi accusa malore, di chi è costretto a lasciare il turno a metà e tornare a casa, oppure di coloro che sono costretti a ricorrere alle cure dei sanitari”.

 

Per affrontare il problema, la Femca chiede alle aziende l’attivazione di un tavolo. Nel frattempo, spiega Mastrogiovanni, “alcuni gruppi importanti hanno accolto positivamente la nostra proposta, affinché la termoregolazione nei luoghi di lavoro diventi un diritto riconosciuto ad ogni singolo operaio. E’ arrivato il momento di parlare di stress termico ambientale e di riconoscere maggiori tutele ai ceramisti. Ci sono alcuni reparti in cui le temperature superano i 40 gradi, come ad esempio davanti ai forni di cottura - spiega Mastrogiovanni - o nel reparto colaggio o rifinitura, solo per fare alcuni esempi. In questi ambienti le temperature restano così elevate per mesi e inducono un forte stress fisico sugli operai, con inevitabili ripercussioni sulla salute. Come noto, infatti, le elevate temperature in assenza di misure idonee, oltre ad essere causa di malori, possono ridurre la capacità di attenzione del lavoratore e quindi aumentare il rischio di infortuni".

 

“Quello che chiediamo a gran voce, come sindacato dei ceramisti, è che vengano improntati da parte degli imprenditori del distretto adeguati investimenti al fine di abbattere le alte temperature e rendere più confortevoli gli ambienti lavorativi. Come Femca Cisl abbiamo già da tempo sottoposto il problema e chiesto un confronto con varie aziende del distretto”. La Femca ricorda che esiste una specifica legge, la numero 28 del 2008, che stabilisce l’obbligo del datore di lavoro di valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari. “E’ di questi giorni, inoltre - prosegue Mastrogiovanni - la nota congiunta di Inps e Inail in cui viene rappresentata la possibilità, per le imprese, di chiedere il riconoscimento della cassa integrazione quando il termometro supera i 35 gradi centigradi anche per le temperature percepite. In conseguenza di questa relazione risulta ancora più urgente e determinante il fatto che le imprese accolgano la nostra istanza di un confronto finalizzato all’adozione di misure concrete”.