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Viterbo, stop ai privati in Talete. Frontini non vuole mollare

Talete Gli uffici nella sede di via Romiti

Mattia Ugolini
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Privatizzazione di Talete, la maggioranza dei sindaci rimane favorevole, ma il fronte si spacca e Frontini non molla. La società idrica, ormai tremebonda e sull’orlo del fallimento, è al centro della partita politica nella Tuscia. Uno scontro tra diverse fazioni dove a regnare sono soltanto le contraddizioni, ormai lapalissiane, all’interno degli stessi partiti. Basti pensare, ad esempio, che Lega e FdI, nel Consiglio comunale di Viterbo, si sono detti favorevoli alla privatizzazione, ma alcuni loro sindaci no. Alessandro Giulivi, primo cittadino leghista di Tarquinia, e Roberto Camilli, di Soriano ed esponente meloniano, si sono detti contrari per ben due volte all’ipotesi. Oppure, in casa Pd – partito che più di tutti vuole accelerare le operazioni di vendita - emblematico il caso di Emanuele Maggi, sindaco di Bassano Romano, commissariato proprio per entrare in società.

 

 

Per non parlare della controversa situazione che vede come protagonista il forzista Alessandro Romoli, favorevole in quanto presidente della Provincia ma sindaco di un Comune che non fa parte di Talete. I maggiori azionisti della società idrica sono, oltre a Palazzo dei Priori, i comuni di Civita Castellana e Tarquinia. Il sindaco civitonico Luca Giampieri (FdI), il 10 giugno scorso, ha votato a favore della privatizzazione e, in virtù della non partecipazione di Viterbo, il suo voto è stato decisivo: “L’ho fatto – spiega al Corriere – perché non si tratta di ‘privato sì, privato no’ ma di dare mandato all’amministratore di percorrere ogni strada possibile. Talete per anni è stata un poltronificio, è vero, ma ora dobbiamo sanarla e salvarla. Le banche ci hanno detto di no, Arera non ci ha risposto e l’aumento delle tariffe sarebbe una follia. Dobbiamo finirla di pensare a come sopravvivere nel breve periodo ed iniziare a ragionare di come poter raggiungere risultati futuri, magari anche l’utile. L’ingresso del privato potrebbe essere solo transitorio e, chi dice che la società non può fallire, mente. La convenzione di cooperazione può essere revocata se il servizio non viene erogato. Ipotesi ricapitalizzazione da parte dei Comuni? Chi vuole può farlo, non ci sono veti. Nel caso di Civita, noi siamo creditori di Talete per 3 milioni, ricapitalizzando io tramuterei solo quella voce in bilancio”. 

 

Sostenitore della ricapitalizzazione è Alessandro Giulivi, sindaco di Tarquinia: “Entrando in Talete, i Comuni hanno risparmiato centinaia di migliaia, se non milioni, di euro. Ora siamo vicini al fallimento e, per quanto mi riguarda, bisogna trovare unità d’intenti e percorrere davvero ogni strada possibile. Per me, la ricapitalizzazione è una soluzione concreta: il sistema dei dividendi funziona da altre parti, non vedo come possa non funzionare qua. E, aggiungo, io sono per l’acqua pubblica ma soprattutto per la democrazia; pertanto, sono favorevole alla ripetizione del voto del 10 giugno. È inaccettabile che il principale comune azionista non abbia potuto votare”.

 

In sostanza, Giulivi spezza una lancia in favore di Frontini, che non molla e vuole la ripetizione della seduta del 10 giugno. Per ottenere il risultato, il Comune dovrà adire le vie legali, impugnando le carte. Fonti autorevoli interne agli uffici dichiarano che, alla base della strategia che stanno elaborando i dirigenti, non ci sarebbe tanto la modalità di voto di giugno (d’indirizzo tecnico, in quanto modifica statuaria), quanto quella della seduta precedente (d’indirizzo politico), svoltasi ad aprile senza che alcuni consigli comunali venissero consultati. Sullo sfondo, infine, ci sono i due volti tecnici di Talete, Salvatore Genova e Giancarlo Daniele. I due, a Frontini, hanno detto che è loro intenzione attendere l’analisi della due diligence – come chiesto da lei – e, difatti, per questo lo avrebbero messo nero su bianco sul documento votato un mese e mezzo fa. Genova ha rassicurato il sindaco di Viterbo dicendo che la modifica allo statuto entrerà in vigore soltanto se dovesse concretizzarsi l’ingresso del socio privato. Ma un ricorso di Frontini allungherebbe i tempi, fattore che potrebbe compromettere inesorabilmente il prosieguo della vita della Spa.