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Viterbo, vanno avanti gli abbattimenti dei cinghiali

Risarcimenti per i danni da fauna selvatica

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Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso delle associazioni animaliste che chiedevano di sospendere il piano regionale per il contrasto alla peste suina. Piano, lo ricordiamo, che prevede il doppio degli abbattimenti dei cinghiali (fino a 50 mila) rispetto a quelli previsti nell’ultima stagione venatoria. Le associazioni prendono atto e annunciato l’immediato ricorso. “Ci rivolgeremo al Consiglio di Stato avverso la sentenza con cui il Tar del Lazio ha ritenuto di respingere la nostra richiesta di sospensiva cautelare del piano regionale relativo ad ‘Interventi urgenti per la gestione, il controllo e la eradicazione della peste suina africana nella specie cinghiale’, emanato di recente dalla Regione Lazio”.

Lo dichiarano Enpa e Lav, assistite dall’avvocato Valentina Stefutti, che aggiungono: “Continuiamo, infatti, a ritenere che la Regione abbia approvato un piano che contiene palesi illegittimità”. Secondo Enpa e Lav, infatti, “mancano i pareri tecnici da parte dell’Ispra ben previsti dal decreto-legge del Governo di alcuni mesi fa sulla peste suina africana, decreto che pure la Regione dichiarava di voler attuare. E’ paradossale - affermano - che la Regione li abbia presentati (i pareri tecnici ndr) dopo l’approvazione del piano. Ad ogni modo l’Ispra, l’istituto scientifico nazionale di riferimento, aveva risposto alla Regione che il piano era negativo almeno sotto due aspetti: la carenza dei metodi ecologici, fondamentali e previsti dalla legge quadro in materia di tutela della fauna numero 157 del 1992, nonché l’evidente contraddizione con il decreto governativo, poiché si aumentavano del 30% gli abbattimenti, senza peraltro metodi selettivi. In sostanza - evidenziano le associazioni - la Regione pensa di fronteggiare la peste suina ignorando le prescrizioni dell’Ispra con un vero e proprio regime di caccia il quale, paradossalmente, è esso stesso forte veicolo di diffusione della peste suina africana, per la contaminazione dei suoli provocata dai cacciatori nei loro spostamenti”.

La decisione del Tar è arrivata lunedì scorso. Il tribunale amministrativo ha ritenuto di non concedere la sospensiva considerato che nell’atto impugnato, l’amministrazione dà atto “che l’attuale situazione epidemiologica impone l’immediata adozione di tale piano, nelle more del parere dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e del Centro di referenza nazionale per la peste suina, indicando quale presupposto della mancata previa acquisizione dei pareri in questione l’urgenza di provvedere al riguardo. L’amministrazione regionale - aggiunge il Tar - era tenuta all’approvazione del piano in questione nei ristretti termini indicati dalla normativa di settore, pena il commissariamento”. Ma, come detto, la partita non è ancora chiusa, vista la decisione di presentare ricorso.