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Viterbo, il cane Eni non c'è l'ha fatta, tardive le cure. Lacrime a Montefiascone per il segugio

Alessandro Quami
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Eni è morto. Il segugio di 8 anni che a metà giugno delle animaliste avevano preso e adottato dal canile comunale di Montefiascone, in pessime condizioni di salute, non ce l’ha fatta. È deceduto domenica, mentre era in cura in una clinica veterinaria di Viterbo. 
Lo fanno sapere le volontarie, che da qualche settimana hanno acceso i riflettori sulla struttura posta a ridosso della casa di riposo e Rsa Villa Serena. Canile di proprietà del Comune di Montefiascone. 

 


 

“Non so cosa vogliano fare i volontari, se denunciare o lasciare cadere la cosa”, spiega un’animalista, che da sempre è in prima linea quando si tratta di aiutare gli amici a quattro zampe. “Eni era ricoverato dal veterinario in terapia intensiva – prosegue la donna -, ha avuto una trasfusione e si è provato ad alimentarlo con un sondino naso gastrico. Purtroppo il livello di leishmaniosi lo ha portato a una gravissima anemia e poi al cedimento dei reni. Una malattia che, se curata si può controllare, ma se non curata è come un tumore”. 
Erano apparse subito delicate le condizioni di Eni. Così, un mese fa, spiegavano la vicenda da un’associazione di volontari di Viterbo: “Quando lo abbiamo preso dal canile di Montefiascone (verso la metà di giugno 2022, ndr), Eni aveva una fortissima anemia, stava sdraiato a terra senza potersi alzare o, al meglio, collassava dopo pochi passi. Era moribondo: pieno di piaghe da decubito, in quanto stava sempre sdraiato; infestato da zecche e pulci in modo permanente; denutrito. Ora, invece, dopo pochi giorni di terapia (antibiotici e antiparassitari), si sta riprendendo e mostra voglia di vivere e muoversi”. 
Ma dopo i progressi iniziali, le cose si facevano meno positive. Tanto che un'altra amante degli amici a quattro zampe, poche ore prima che Eni morisse, non era per nulla ottimista: “Non sta bene, e non so nemmeno se sia il caso di insistere”. 

 

Ora che Eni non c'è più, le volontarie sperano che la sua storia serva per migliorare la sensibilità generale verso i cani e quindi la gestione dei canili. In quest’ottica, fa ben sperare il mutato atteggiamento del Comune di Montefiascone, che a detta delle volontarie ora è ben disposto a sedersi a un tavolo e sentire le loro ragioni: “Comunico che la sindaca Giulia De Santis, in un incontro del 21 luglio scorso, ha mostrato un sincero interesse per il benessere dei cani di Montefiascone – spiegava la volontaria -. La cosa più importante è l’entrata dei volontari in giorni e orari più ampi, per promuovere adozioni, per lo sgambamento, per interfacciarsi con i cani, per controllare il loro stato di salutee farli mangiare: questo è quello che serve ai cani, una cuccia sgangherata la possono sopportare, l’isolamento no”. Quell’isolamento che è costato la vita al povero Eni.