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Viterbo, spaccio. Un chilo e mezzo di droga nell'armadio. Artigiano condannato a tre anni e due mesi

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Diventa definitiva la condanna a 3 anni e due mesi a un trentenne di Vetralla per detenzione ai fini dello spaccio di sostanze stupefacenti. Il giovane era stato arrestato dalla polizia che, dopo alcune segnalazioni, aveva iniziato ad attenzionare la sua abitazione a Vetralla. Il blitz avvenne nel febbraio del 2020 poche settimane prima che l’Italia piombasse nel lockdown imposto dalla pandemia.
La polizia fede visita a un appartamento di Cura di Vetralla, dopo aver ricevuto una segnalazione su un’ingente quantità di droga nascosta all’interno. 

 

Gli agenti della squadra mobile perquisirono accuratamente l’abitazione. Dentro un armadio trovarono un chilo di hashish e 500 grammi di cocaina divisa in dosi. In casa c’erano anche proiettili di vario tipo. 
il giovane fu arrestato e poi finì sotto processo. Con la sentenza del 10 settembre 2021 la Corte di appello di Roma ha confermato la condanna inflitta dal Tribunale di Viterbo a tre anni e due mesi di reclusione e 14.000 euro “per avere detenuto, al fine di cederle a terzi, sostanze stupefacenti del tipo cocaina, dal peso complessivo di 364,9 grammi circa, e hashish dal peso complessivo di 1108,6 grammi circa”.
I difensori dell’imputato hanno provato a smontare la tesi dell’accusa sostenendo che non c’erano prove che nell’appartamento si svolgesse attività di spaccio e che quella droga era destinata alla vendita. “La sentenza impugnata, da un lato, affermerebbe l'assenza della prova di
un'attività di cessione di stupefacenti avvenuta all'interno dell'appartamento del ricorrente; dall'altro, desumerebbe erroneamente la condotta di detenzione esclusivamente dalla circostanza che l'immobile fosse nella disponibilità dell'imputato, con un sillogismo incongruo. La motivazione sarebbe altrettanto carente laddove dedurrebbe la penale responsabilità dell'imputato unicamente dalla circostanza che le sostanze stupefacenti, la sostanza da taglio e il bilancino di precisione si trovassero nella stanza da letto.

 

Tesi rigettata dai giudici della cassazione che nelle motivazioni hanno scritto: “La disponibilità di tutta la sostanza stupefacente rinvenuta nell'appartamento si è fondata sulla circostanza che la cocaina, la gran parte dell'hashish, la sostanza da taglio ed il bilancino di precisione sono stati rinvenuti nella camera da letto del ricorrente, quindi in luogo in diretta disponibilità dell'imputato”.