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Viterbo, ceramiche. Torna il fantasma della crisi

Alfredo Parroccini
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Il “miracolo” del distretto industriale di Civita Castellana sull’export è solo apparente. Un fuoco di paglia. In autunno è molto probabile che arrivi una fortissima crisi economica ed occupazionale.
In base ai risultati del report dei poli tecnologici del Lazio, realizzato dalla Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, emerge una piacevole sorpresa. “Nonostante il contesto difficile, tra costi energetici in aumento, difficoltà di reperimento di materie prime tra cui l’argilla, e problemi nella logistica – dichiara Intesa Sanpaolo-, il distretto della ceramica di Civita Castellana, che già aveva recuperato i livelli pre-pandemici di export a fine 2021, ha continuato a crescere anche nel primo trimestre del 2022 con un +24,6% tendenziale”. 

 

“L’incremento - si legge -, è solo in parte giustificato dalla dinamica inflattiva: i prezzi alla produzione sui mercati esteri, per gli articoli sanitari in ceramica, sono cresciuti nel primo trimestre del 2022 meno dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2021. Piuttosto, sono state qualità e innovazione che hanno trainato la crescita delle esportazioni distrettuali sui mercati esteri, dove la ceramica italiana da prodotto per l’edilizia si è trasformato in un elemento di design simbolo del made in Italy. Tra i mercati di sbocco, sono soprattutto le destinazioni europee a crescere a due cifre, in particolare Paesi Bassi, Germania, Francia, Belgio, Polonia e Spagna, con incrementi che riescono a compensare i cali verso Regno Unito e Stati Uniti”.
E ancora: “Sull’industria della ceramica, tra le più energivore, pesano le incognite sull’evoluzione dei costi dell’elettricità e del gas naturale, le variazioni nella disciplina degli Ets, Emission trade system, il sistema voluto dalla Commissione europea per raggiungere gli obiettivi di riduzione di Co2, e la necessità di diversificare i mercati di approvvigionamento. L’Ucraina è tra i principali produttori non solo di argilla di elevata qualità, ma anche di caolino e feldspato, materie prime fondamentali per gli impasti ceramici”. 

 

“E’ vero i dati dell’export per le aziende di ceramica del nostro distretto, dovuti alla ripresa del post covid, sono positivi - commenta il presidente della Federlazio Ceramica Giampiero Patrizi - ma, purtroppo, esiste il concreto rischio che, a partire da ottobre la produzione e i profitti delle fabbriche locali precipitino drasticamente. I costi energetici, aumentati anche di nove volte, non permetteranno a molte aziende di proseguire la loro attività in quanto insostenibili. Ecco quindi tornare lo spettro della cassa integrazione”.