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Viterbo, export cresciuto del 10%. "Più occupazione nell'agroalimentare"

Massimiliano Conti
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Nel 2021 il volume complessivo dell’export registrato nella Tuscia è stato di 420 milioni di euro, il 10% in più rispetto al 2020. Nel solo primo trimestre del 2022 il valore delle esportazioni ha toccato già quota 108 milioni, il 2,7% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Se il trend dovesse continuare – guerra, pandemie e altri piaghe bibliche permettendo - il dato del 2022 dovrebbe dunque essere addirittura migliore rispetto al 2021. Per la cronaca, ben 32 di questi 108 milioni di euro, poco meno del 30%, rappresentano le esportazioni del distretto della ceramica di Civita Castellana: un settore che, dopo aver superato quasi indenne l’emergenza Covid, continua a dare dunque grandi segni di vitalità ma sul quale pendono ora tre grandi spade di Damocle: quella dei costi energetici, quella delle quote di Co2 da acquistare da parte delle aziende e quella dell’approvvigionamento delle materie prime. A fornire i numeri al Corriere, e a dipingere un quadro dell’economia viterbese tra luci e ombre, è Roberto Gabrielli, dallo scorso aprile responsabile della direzione regionale Lazio e Abruzzo di Intesa San Paolo. Gabrielli, romano di origine, arriva dal Veneto dove ha ricoperto lo stesso ruolo. Da una delle zone più industrializzate d’Europa al Lazio, dove invece il peso della manifattura è stato sempre modesto.

Direttore, lei si è insediato solo da pochi mesi: che idea si è fatto della nostra provincia? 
“Viterbo presenta delle peculiarità che la distinguono dal resto della regione. Ha il maggior numero di occupati nel settore agricolo: 12% a fronte del 3% regionale. Uno scarto importante di quasi 10 punti, che corrisponde alla differenza di occupati nel terziario, il settore che nel Lazio, soprattutto grazie a Roma, la fa da padrone: 89% contro 79%”.

Una provincia agricola è una provincia depressa... 
“In realtà, per quanto riguarda l’occupazione, nella fascia tra i 20 e i 64 anni il dato è solo leggermente più basso della media regionale e nazionale: abbiamo un 59,9% di occupati, contro il 65 del Lazio e il 63 dell’Italia. Anche il tasso di disoccupazione è in linea con la media nazionale: 9,2%. Dove invece c’è uno scostamento più significativo è nel tasso di disoccupazione giovanile, nella fascia tra i 15 e i 23 anni: a Viterbo è al 38% contro una media nazionale del 29,7”.

L’unico distretto industriale alle nostre latitudini è quello dell’arredo bagno di Civita. Dal quale però stanno arrivando degli scricchiolii preoccupanti... 
“Intanto diamo qualche numero. Delle 30 aziende specializzate nella ceramica sanitaria in Italia, 27 sono a Civita Castellana, che quindi rappresenta il polo nazionale dei sanitari. Già nel 2021 il comparto era tornato ai livelli prepandemia e nel primo trimestre 2022 l’export ha continuato a salire, con un volume pari a 32 milioni di euro. Questa crescita ha due ragioni: a livello internazionale la qualità, che viene premiata dal mercato, mentre per quanto riguarda il mercato interno l’arredo bagno ha tratto beneficio dagli incentivi fiscali sulle ristrutturazioni".

Tutto rose e fiori? 
“In questo momento ci sono dei segnali di attenzione: la ceramica è un settore molto energivoro e quindi le aziende stanno pagando a caro prezzo i rincari. Ulteriori aggravi dei costi sono rappresentanti dalla variazione della disciplina europea sulle emissioni di Co2 e dalle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, come per esempio l’argilla, che viene importata prevalentemente dall’Ucraina. Come Intesa San Paolo siamo vicini alle aziende, che supportiamo negli investimenti nell’innovazione e nell’efficientamento energetico, le due armi principali per superare questo momento delicato”.

Il settore agroalimentare, che rappresenta il nerbo dell’economia viterbese, invece come se la passa? 
“L’agroalimentare è sicuramente un’eccellenza della Tuscia, e questo spiega anche il maggior numero di occupati: abbiamo 17 produzioni dop e igp, tra cui spiccano l’olio della Tuscia, la nocciola romana e il vino dei Colli etruschi viterbesi. Anche in questo settore abbiamo però attualmente delle criticità, rappresentate sempre dai costi energetici e dalle difficoltà di reperire le materie prime, come i fertilizzanti, i quali vengono prodotti perlopiù nelle zone di guerra come Ucraina e Russia. Inoltre c’è il problema dei mutamenti climatici, in particolare della siccità. Anche in questo settore, come Intesa San Paolo a livello nazionale siamo vicine alle imprese: abbiamo firmato un accordo con Coldiretti in base al quale sosterremo il settore con 3 miliardi di euro, da affiancare ai 6 miliardi e 800 mila previsti dal Pnrr per rendere più efficiente e resiliente la produzione. Questi soldi saranno destinati per esempio ad investimenti nel campo dei parchi agrisolari, ovvero i pannelli fotovoltaici installati sui tetti dei capannoni agricoli in sostituzione di quelli a terra che consumano suolo”.