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Viterbo, alta tensione tra Lega e Forza Italia

Mattia Ugolini
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Centrodestra in crisi d’identità, prosegue la grande fuga dai partiti ed ora alta tensione tra la Lega e Forza Italia: Durigon esausto. “Rifondazione”, questa la parola più utilizzata dai leader della coalizione, uscita clamorosamente sconfitta dalle comunali appena passate. Dal post-Tangentopoli, mai il centrodestra si era trovato in queste condizioni. L’uragano Chiara Frontini ha letteralmente spazzato via una classe politica che, per quasi trent’anni, ha amministrato Viterbo ed ora è invece in panne, inghiottita da un vortice dal quale uscire sarà difficile, forse impossibile.  Forza Italia si è separata in due tronconi, di cui uno confluito nel centrosinistra, nella Lega l’abbandono di diversi esponenti sta mettendo a serio rischio la leadership di Fusco - dato da molti addirittura fuori dal Carroccio ed in procinto di passare con Calenda - e anche Fondazione incomincia a perdere pezzi. E ora, in vista delle regionali e delle politiche, il cielo si fa ancor più nero.

Se, per quanto riguarda le elezioni nazionali, trovare un candidato viterbese sarà molto difficile data l’entrata in vigore del Parlamento a ranghi ridotti, per il rinnovo della Pisana la situazione è ben differente. Venerdì, Giulio Marini ha annunciato la sua candidatura a consigliere regionale. Una notizia che ha scosso i già traballanti equilibri all’interno del centrodestra locale e che potrebbe chiudere la strada ad una rappacificazione con Fratelli d’Italia, dove ad essere in odore di candidatura è Daniele Sabatini, ex delfino dello stesso Marini. Classico esempio di incompatibilità ambientale. Ma dietro la candidatura dell’ex sindaco, secondo voci di palazzo, oltre alla voglia di coronare un curriculum già invidiabile e alla necessità di affidarsi ad una figura di esperienza in questa fase complicata, si celerebbe anche un’altra motivazione, alla base dei contrasti di queste ore con la Lega. Secondo fonti accreditate, pochi giorni prima del primo turno delle elezioni comunali, sarebbe stato stretto di fronte a Claudio Durigon un accordo tra berlusconiani e salviniani: in caso di elezione di due consiglieri, uno sarebbe spettato alla lista della Lega, l’altro a quella di Forza Italia-Fondazione-Udc. In poche parole, uno dei due leghisti si sarebbe dovuto dimettere per lasciar spazio al primo dei non eletti della lista gemella, vale a dire proprio Giulio Marini.

Fatto ancora non avvenuto e che, probabilmente, mai avverrà. Disattendendo l’accordo, gli uomini di Fusco non avrebbero mandato su tutte le furie soltanto Marini ma anche lo stesso Durigon, dipinto come “esausto” dal suo entourage. Esausto doveva essere anche Francesco Oddo, ormai ex presidente di Fondazione, il quale dopo anni di militanza ha lasciato il gruppo civico. Una scelta dettata da una sola ragione: il mancato accordo con Chiara Frontini, di cui Oddo era grande fautore. Quando si è reso conto che i santucciani non erano d’accordo, ha preferito lasciare il movimento. Un addio non indolore, che ora può mettere in crisi i civici gialloblù, colpiti di riflesso - malgrado un risultato non proprio pessimo - dal crollo dell’alleanza alle urne. Ed esausti dovevano essere anche Merli e Salcini, fuoriusciti dalla Lega ed entrambi in contrasto con la gestione di Fusco. Piove sul bagnato, insomma. La distruzione c’è stata, della rifondazione tanto auspicata non se ne vede neppure l’ombra. Anzi, a muoversi tra le macerie sono soltanto i veterani come il divo Giulio Marini, i giovani preferiscono non sporcarsi le mani. Paradossale, come le tante cose viste da quando a dicembre è stato mandato a casa, senza avere alcun piano B, Giovanni Arena, che rischia di passare alla storia come l’ultimo sindaco espresso dal centrodestra a Viterbo.