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Viterbo, uccide figlio di 10 anni. Carcere a vita per Mirko Tomkow. Dovrà risarcire 400 mila euro alla madre e agli zii di Matias | Video sentenza

Valeria Terranova
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Carcere a vita per Mirko Tomkow. La Corte d’Assise di Viterbo ha inflitto il massimo della pena al 44enne polacco che ha confessato di aver ucciso il figlio di appena 10 anni. “Oggi siete chiamati a decidere su una terribile vicenda dolorosa, quella della morte del piccolo Matias, di appena 10 anni, per mano del padre”. Ha esordito così ieri mattina il pm Paola Conti rivolgendosi al presidente della Corte d’Assise di Viterbo, il giudice Eugenio Turco, al giudice a latere, Elisabetta Massini, e ai giudici popolari, durante l’udienza decisiva culminata con la condanna all’ergastolo del 44enne Mirko Tomkow. La pubblica accusa, proseguendo la requisitoria, ha ripercorso i tratti salienti delle investigazioni, partendo dal 7 agosto 2021, giorno in cui ai carabinieri della stazione di Vetralla arrivò la segnalazione da parte di un’amica della 35enne Mariola Rapaj, madre del bambino.

 

La donna riferì ai militari i maltrattamenti subiti dalla trentenne da parte del marito, che fu successivamente sentita dai carabinieri, i quali da subito iniziarono a monitorare la situazione. La giovane mamma in quell’occasione confidò agli ufficiali dell’Arma di sentirsi violentata psicologicamente per via dei comportamenti aggressivi e violenti del coniuge che pativa da diversi anni, umiliazioni e sopraffazioni alle quali assistette anche il bimbo, il quale a volte intervenne riprendendo il padre, avvezzo all’assunzione quotidiana di alcol. Tuttavia, in quell’occasione la 35enne non sporse denuncia, nella speranza che il marito si potesse ravvedere e che ogni cosa tornasse al suo posto. Purtroppo però da quel momento gli atti intimidatori e violenti nei suoi confronti andarono avanti, fino a quando il successivo 10 settembre il pm, avendo intuito la pericolosità del 44enne, chiese e ottenne la misura cautelare del divieto di avvicinamento inflitto all’uomo, il quale in quel periodo minacciò di morte la moglie diverse volte, avvertendola che prima o poi le avrebbe dato fuoco. In seguito, il 25 ottobre il manovale 44enne, che nel frattempo era stato ospitato cognati, sparì e mandò a Ubaldo Marcelli, marito della sorella di Mariola Rapaj, e zio del bambino, delle foto che lo ritraevano con un cappio intorno al collo, immagini che Marcelli inoltrò immediatamente alla moglie di Tomkow.

 

 

Dopo qualche ora il quarantenne fu ritrovato dai carabinieri in un bosco completamente ubriaco e dai primi accertamenti medici risultò positivo al Covid-19, venendo pertanto trasferito in una struttura idonea a Roma. Lo scorso 27 giugno è stato il 44enne a raccontare in aula i movimenti che fece quel tragico 16 novembre, senza mostrare alcun pentimento, con freddezza e lucidità, negando di aver maltrattato la moglie, alla quale quello stesso pomeriggio toccò l’atroce scoperta. “Non ci sono parole per descrivere la scena che si trovarono davanti Mariola e i carabinieri – ha aggiunto il pubblico ministero prima dell’ultimo affondo -. Tomkow disse che lo avrebbero dimesso il 17 novembre, ma aveva premeditato e pianificato tutto”. Il difensore delle parti civili, l’avvocato Michele Ranucci, concludendo l’arringa, ha chiesto un risarcimento di 2 milioni di euro per Mariola Rapaj e un milione di euro per gli zii, in subordine una provvisionale immediatamente esecutiva da liquidarsi in separata sede di 250 mila euro. La sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Viterbo, escludendo l’aggravante della crudeltà, ha condannato il 44enne all’ergastolo con isolamento diurno per un anno. Il verdetto ha inoltre disposto il risarcimento in favore della moglie, della sorella di lei e del cognato da liquidarsi in separata sede oltre a una provvisionale complessiva di 400 mila euro nei confronti delle 3 parti civili.