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Viterbo, bambino ucciso dal padre. Oggi sentenza della Corte d'Assise per Mirko Tomkow

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Oggi venerdì 8 luglio, è il giorno del verdetto per Mirko Tomkow, il manovale polacco di 44 anni che ha confessato non più tardi di una decina di giorni fa di aver ucciso il figlio Matias, 10 anni, il 16 novembre scorso. Questa mattina davanti alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Eugenio Turco (a latere Elisabetta Massini) è prevista la discussione con la requisitoria del pm Paola Conti, le arringhe difensive e le eventuali repliche, poi i giudici togati insieme a quelli popolari, salvo rinvii dell’ultim’ora, si chiuderanno in camera di Consiglio per la sentenza che potrebbe arrivare già nel primo pomeriggio.

 

A stringere il percorso verso il verdetto è stato lo stesso imputato che, interrogato nell’ultima udienza del 27 giugno, ha confessato l’omicidio ripercorrendo cosa avvenne in quella maledetta giornata L'uomo, difeso dagli avvocati Paolo Grazini e Sabina Fiorentini, in aula ha raccontato i dettagli di ciò che è avvenuto nella casa di Stradone Luzi a Cura di Vetralla. Quella mattina era stato dimesso dall'Hotel Covid di Roma. Non ha detto nulla a nessuno che sarebbe tornato a Vetralla per riprendere l'auto. In fin dei conti nei giorni precedenti al ricovero c'era stato l'allontanamento dalla famiglia, disposto dal gip, per dei presunti maltrattamenti. “Sono uscito dall'ospedale dove ero ricoverato per Covid e sono andato alla stazione di Cesano - ha dichiarato l’imputato -. Sono poi salito sul treno e sono sceso a Bracciano dove ho preso una birra. Ho aspettato in stazione il treno per Vetralla.. Una volta sceso, con la mia macchina sono andato in un supermercato e ho comprato tre bottiglie di vodka. A casa sono entrato con le chiavi che avevo trovato in una ciabatta fuori dalla porta, sul ballatoio". 

 

Una volta in casa ha preso un coltello per aprire la porta della soffitta e li ha continuato e bere e fumare. Fino a che non è arrivato il bambino accompagnato a casa, dopo la scuola, dallo zio. Mathias urla al padre: "Non puoi stare qui, vai via!". "In quel momento squillò il suo cellulare e io mi arrabbiai perché continuava a urlare, così glielo ruppi e presi il nastro adesivo che era appoggiato sul contatore della luce nel ripostiglio e gli avvolsi la testa tappandogli la bocca e il naso. Poi ho aperto il cassettone del letto e ho coricato Matias dentro. Sono tornato in mansarda dove ho continuato a bere e a fumare, ma poi ho preso una tanica di benzina da 5 litri che avevo comprato dal benzinaio, ho cosparso tutta casa, sono tornato in camera da letto e ho accoltellato Matias sotto al mento”, ha raccontato il manovale.
Ora rischia l'ergastolo. Difficile che oggi la mamma del piccolo Mariola Rapaj possa essere in aula. Il legale della donna, Michele Ranucci, ha depositato il 27 giugno una certificazione firmata dallo psichiatra presso il quale è in cura la 35enne, che attesta l’impossibilità della donna a prendere parte al processo.