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Viterbo, pride. Frontini resta in silenzio sul patrocinio. Sui social minacce agli organizzatori: "Useremo i fucili"

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Da una parte la pesante minaccia arrivata da quella fogna a cielo aperto che sono ormai i commenti su Facebook. Dall’altra il temporeggiare della sindaca Chiara Frontini sulla concessione del patrocinio.  A tre giorni dall’appuntamento si surriscalda il clima attorno al Lazio Pride, la parata arcobaleno che quest’anno ha scelto Viterbo come sede della settima edizione. L’obiettivo è dichiarto sulla locandina: portare la città dei papi fuori dal Medioevo.

 

 

Una missione quasi impossibile a giudicare da quanto apparso ieri tra i commenti ad un post della Pro loco che pubblicizzava la manifestazione: “Prepara un M4”, ha scritto tale F. B. in risposta a un altro cittadino – uno dei tanti - che esprimeva il suo disappunto nei confronti del Pride. L’M4, per chi non lo sapesse, è un fucile d’assalto prodotto da un’azienda americana. La voce “dal sen fuggita” costerà all’autore una denuncia, preannunciata dagli stessi organizzatori del Lazio Pride sempre su Facebook: “Ovviamente non temiamo alcun tipo di minaccia – sottolineano - e ciò ci spinge ancor più fortemente a scendere in piazza il 9 luglio a Viterbo per la settima edizione del Lazio Pride, ribadendo ancora una volta l’importanza della concessione del patrocinio da parte delle istituzioni a partire dal Comune di Viterbo e della Provincia di Viterbo, che ancora non si sono espressi, nonché dei sindaci di Ariccia, Ciampino, Lanuvio, Nemi, Marino che hanno negato il patrocinio alla manifestazione. Le istituzioni si schierino con le vittime e non con chi minaccia di morte”.
Frontini e Romoli per ora tacciono e non si sa quanto acconsentano allo svolgimento di questo grande Carnevale arcobaleno. Un silenzio che, man mano che si avvicina sabato, si fa sempre sempre più assordante. Più che quello del presidente della Provincia Alessandro Romoli, gli organizzatori attendono il “coming out” della neo sindaca, la quale finora sul Pride ha sempre preferito glissare, limitandosi a dire, quando interpellata, di voler essere la sindaca di tutti, e quindi, sottinteso, anche di quel mondo Lgbtqia+ (l’acronimo si allunga di anno in anno) che dopo domani scenderà in strada a manifestare per i propri diritti (l’appuntamento è alle 15,30 in piazza delle Fortezze, sul lato Porta Romana). Mai come in questo caso, la forma è anche sostanza, a maggior ragione dopo il post di minaccia apparso ieri. Alla Frontini tra l’altro l’Arcigay di Viterbo aveva addirittura chiesto di aprire il corteo. Se la sindaca tace, chi parla è invece il suo assessore alla cultura Alfonso Antoniozzi: “Provenendo io da quella comunità non potrei essere che felice se il Comune concedesse il patrocinio – dice il baritono e regista –. Le mie posizioni in merito sono note da tempo. Chiaramente da nessuna parte è scritto che esse debbano riflettere quelle dell’intera amministrazione: nel nostro movimento civico su certe tematiche si è sempre lasciata massima libertà personale. Come assessorato, abbiamo cercato di agevolare il più possibile gli organizzatori, mettendo a disposizione anche il foyer dell’Unione, che comunque ha un costo di affitto, per quanto modesto, di 150 euro. Attendiamo la decisione del sindaco, con la quale in verità non ho avuto modo di confrontarmi”.

 

Intanto Emanuela Dei, storica attivista Lgbt ed ex responsabile di Arcilesbica Viterbo, alla Frontini ha inviato, per mezzo di un corriere, un pacco regalo: dentro una bandiera arcobaleno e un bigliettino con due donne in abito da sposa disegnate sulla copertina. All’interno il seguente testo scritto a mano: “Gentile sindaca Frontini, come saprà presto ci sarà il primo Pride a Viterbo. Un avvenimento importante per tutti i cittadini/e di questo Comune. Spero vedere la bandiera che rappresenta ogni diversità sul suo balcone”.