Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+
In evidenza

Viterbo, terme. Bagnaccio chiuso, a casa 9 lavoratori

Alessio De Parri
  • a
  • a
  • a

Quando riapre il Bagnaccio? La domanda è diventata ormai il tormentone dell’estate viterbese 2022. Dopo la revoca della concessione termale ai proprietari da parte del Comune (all’epoca ancora Commissariato) e la conseguente chiusura avvenuta un paio di settimane fa, ci sono ancora 10-15 persone al giorno che, ignare di quanto accaduto, chiedono di entrare al parco per potersi rilassare nelle vasche. Nel frattempo le opere considerate abusive dal Consiglio di Stato (pergolati, pedane, manufatti, etc.) sono state già demolite, mentre da domani i nove lavoratori del Bagnaccio saranno costretti a restare a casa in attesa della riapertura.

 

La novità emersa nelle ultime ore è che entro la fine della settimana (forse già oggi, domani al massimo) la sindaca Chiara Frontini e l’assessore con delega al termalismo Stefano Floris dovrebbero incontrare i proprietari del Bagnaccio per studiare insieme un percorso che possa portare quanto prima alla riapertura del parco. Non è detto, però, che ciò avvenga entro la fine dell’estate, e questo comporterebbe gravi ripercussioni per il flusso turistico nella città dei papi. Dal Bagnaccio, infatti, prima della chiusura, la stima era quella di poter arrivare a 25-30 mila visitatori annui, esclusi i soci, scesi da 2.500 a 1.800. Numeri che adesso andranno inevitabilmente rivisti al ribasso, a meno che la nuova giunta non prenda il toro per le corna e, di comune accordo con la Regione, bruciando le tappe della burocrazia, riesca a trovare una soluzione in tempi brevi.

 

“La sindaca Frontini mi ha assicurato che ci incontrerà entro fine settimana - spiega l’avvocato Gabriele Scorza, uno dei soci del Bagnaccio -. Nel frattempo saremo costretti a rivolgerci al tribunale per chiedere il risarcimento dei danni al Comune, visto che la revoca della concessione termale, in scadenza 2027, decisa durante il commissariamento di Palazzo dei Priori, la riteniamo profondamente ingiusta. La decisione, infatti, avrebbe dovuto prenderla un giudice e non il Comune in maniera autonoma e unilaterale. Tra l’altro alcune delle contestazioni che ci sono state mosse sono assurde - prosegue Scorza -: prima ci era stato chiesto di realizzare un’area pubblica vicino al Bagnaccio poi, una volta individuata, ci è stato detto che nel punto scelto non si poteva realizzare perché non c’è conformità urbanistica. Il parco è diventato un simbolo di Viterbo e chiuderlo in questo modo sta provocando un danno enorme a tutta la città. Ma lo sa che ogni giorno ci contattano decine di pellegrini della via Francigena chiedendoci quando riapriremo? Per loro, infatti, il parco era un punto di sosta necessario tra Montefiascone e Viterbo, così come era un luogo di relax per migliaia di viterbesi e turisti che hanno riempito le vasche fino al giorno della chiusura”.