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Viterbo, appalti truccati. Processo d'appello per i condannati dell'inchiesta Genio e Sregolatezza

Valeria Terranova
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Al via il processo di appello per due funzionari del Genio civile, un ex sindaco e due imprenditori, condannati complessivamente a oltre 10 anni di reclusione nell’ambito del processo che si concluse a dicembre 2018 scaturito dalla inchiesta denominata “genio e sregolatezza”. Al centro della vicenda processuale andata avanti per cinque anni degli appalti distribuiti a un ristretto gruppetto di imprenditori da parte di Roberto Lanzi, al quale furono inflitti 3 anni e 9 mesi e confiscati beni per 5 mila e 900 euro, e Gabriela Annesi, condannata a un anno e 6 mesi, accusati di intascare tangenti in cambio della assegnazione di appalti ad alcuni imprenditori. L'ex sindaco di Graffignano, Adriano Santori, fu condannato invece a 2 anni e 2 mesi, mentre furono assolti, l'imprenditore Giuliano Bilancini perché il fatto non sussiste, e l'ex assessore di Graffignano Luciano Cardoni per non aver commesso il fatto. In 8 finirono alla sbarra, tra amministratori, imprenditori e funzionari del Genio civile e in 4 si costituirono parti civili.

 

Le condanne disposte dal collegio allora costituito dai giudici Maria Luparelli, Giacomo Autizi e Silvia Bartollini, a latere, andarono dai 6 mesi ai 3 anni e 9 mesi, con provvisionali stabilite in favore delle parti civili dai 10 ai 20 mila euro. Lanzi e la collega Annesi, difesa dall’avvocato Samuele De Santis, furono obbligati inoltre a risarcire la Regione Lazio e comune di Vignanello, tra le parti civili nel dibattimento, rispettivamente con 20mila e di 10mila euro.

 

Il fascicolo si aprì in seguito alle indagini condotte dalla Forestale e coordinate dalla Procura. In tutto i pubblici ministeri avevano chiesto 25 anni e un mese di carcere, con pene dai sei anni e nove mesi, ai due anni. "I fatti commessi sono tanti e gravi – affermarono i pm Stefano D'Arma e Fabrizio Tucci nel corso della requisitoria -. Soprattutto da parte di Lanzi, che con modalità disinvolte e con spregio e mercimonio delle funzioni pubbliche ha fatto i propri interessi. Nulla giustifica le attenuanti generiche e per questo si chiede una pena di sei anni e nove mesi, oltre la confisca di 51mila euro di beni per il reato di corruzione". Le richieste delle quattro parti civili, invece, furono: 260 mila euro da parte della Regione Lazio, 183 mila 940 euro la Provincia di Viterbo, 600 mila euro il comune di Vignanello e 200 mila euro l'impresa viterbese Promu - Restauri artistici. Tuttavia il terzetto collegiale stabilì risarcimenti solo per la Regione e il comune di Vignanello. Il dibattimento si aprirà il 20 ottobre prossimo.