Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+
In evidenza

Viterbo, morto Alfredino Lucaccioni. La Viterbese piange un grande tifoso

Eleonora Celestini
  • a
  • a
  • a

Ha combattuto come un leone fino all’ultimo. E anche nell’estremo momento ha dimostrato un coraggio come pochi altri uomini. Ha salutato quelli che più ha amato, a cominciare dalle donne della sua vita - la mamma Liliana, la sorella Katia, la sempre presente moglie Carla, le adorate figlie Chiara, Sara e Sonia, la nipotina Aurora -, e poi gli amici e i tanti, tantissimi, che gli hanno voluto bene. Poi ha chiesto di accomiatarsi dalla vita con delicatezza, dormendo, per non sentire più dolore, perché la sofferenza in questi ultimi giorni aveva avuto la meglio e lui voleva morire con dignità. Se ne è andato così, Alfredo Lucaccioni, per tutti Alfredino il Barbieretto, 57 anni e una vita trascorsa al fianco della Viterbese, l’altro grande amore della sua esistenza insieme alla famiglia.

 

E’ morto l’altra notte, dopo aver lottato contro un male incurabile che lo aveva colpito sette anni fa, trasformando gli ultimi periodi in un calvario. Eppure Alfredo non ha mai mollato, da vero leone gialloblù quale era, figlio e nipote di altrettanti storici tifosi: ha affrontato gli interventi, le cure, i viaggi verso Milano - dove i medici hanno tentato di tutto per salvargli la vita - sempre con grande speranza e coraggio, sempre senza lamentarsi, sempre con Carla al suo fianco. Fino a poche settimane fa Alfredino lo trovavi a lavorare tutto il giorno in piedi nel suo negozio di acconciature per uomo di via Cardarelli, con una copia del Corriere di Viterbo immancabile nel suo salone pieno di maglie e cimeli gialloblù, perché quando andavi da lui era obbligatorio parlare di Viterbese, informarsi, commentare le notizie, ricordare ciò che era stato e discutere del futuro dell’amato club. Alfredino il Barbieretto era, a dir la verità, l’incarnazione dello spirito gialloblù, l’esempio di chi ha consacrato la propria vita alla Viterbese, di chi sente il club della Palazzina come cosa sua, come una parte irrinunciabile della propria vita e della propria storia. Come una questione di famiglia. Ecco, Alfredino era così, lui era e resterà un pezzo di storia della Viterbese. Sempre presente sugli spalti del Rocchi prima con il padre Fulvio (mancato qualche anno fa) - che fin dagli anni ’70 gli aveva trasmesso l’amore per i colori gialloblù e insegnato il mestiere di acconciatore - e poi con la moglie Carla e le sue tre ragazze, oggi divenute tre straordinarie donne grazie ai suoi consigli di padre attento e affettuoso.

 

Non mancava mai, il Barbieretto, neanche quando il male aveva colpito duro, neanche quando era costretto a spostarsi a Milano per le terapie. Aveva sofferto più di altri, infatti, la lontananza forzata dalla Palazzina per via della pandemia, forse perché in cuor suo già sentiva che gli sarebbe rimasto poco tempo per stare vicino alla sua Viterbese. Gli ultimi mesi, tuttavia, seppur difficili per l’aggravarsi della malattia, lo avevano visto felice per la nascita della piccola Aurora, la nipotina primogenita di Chiara, e per il matrimonio proprio della figlia più grande, che ha avuto la possibilità di accompagnare all’altare lo scorso 18 giugno. Un piccolo scorcio di gioia, con la consapevolezza, da uomo pratico quale era, che sarebbe stato l’ultimo. Dolore e sgomento tra il popolo gialloblù per la morte del Barbieretto. Chat e social si sono immediatamente riempiti di messaggi di cordoglio appena appresa la notizia della sua scomparsa. “La Viterbese non si tifa, si ama. Amatela, amatela sempre, seguitela sempre”, aveva detto Alfredino con grande emozione agli ultras che qualche giorno fa gli avevano fatto una sorpresa portandogli in tanti la loro vicinanza a casa, con striscioni, torce e cori. Parole che sono un testamento spirituale, morale di un uomo, un tifoso straordinario dal coraggio unico, che fino all’ultimo ha avuto un pensiero anche per gli altri. In occasione dei suoi funerali, che si svolgeranno oggi pomeriggio, 29 giugno, alle 15 al Duomo in piazza San Lorenzo, celebrati dal vescovo, monsignor Lino Fumagalli, Alfredo ha infatti espresso come ultima volontà quella di non avere fiori alle sue esequie, ma solo donazioni al reparto oncologico dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma (si può effettuare anche un bonifico bancario intestato a Fondazione Bambino Gesù Onlus Iban: IT 05 B 03069 05020 100000016223 Banca Intesa Sanpaolo, info https://www.ospedalebambinogesu.it/come-sostenerci-e-donare-127247/). Fondi destinati alla ricerca contro il cancro. “Perché nessun bambino merita di soffrire come ho sofferto io”, ha confidato prima del commiato ai familiari. Alla famiglia Lucaccioni giungano le più sentite condoglianze della redazione del Corriere di Viterbo. Ciao Alfredì, ciao anima bella, che la terra ti sia lieve.