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Viterbo, elezioni comunali. Disastro Pd: centrosinistra ai minimi storici

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Si stava meglio quando si stava peggio. Almeno nel caso del centrosinistra viterbese che, numeri elettorali alla mano, se la passava meglio negli anni della destra più ruggente, gli anni di Giancarlo Gabbianelli per intenderci, ma anche in quelli più moderati e democristiani di Giulio Marini. Con la candidatura a sindaco di Alessandra Troncarelli, la regia di Panunzi e l’egida di Zingaretti, il centrosinistra nel capoluogo ha toccato il fondo. Fermare il vento con le mani, si sa, è impossibile, tanto più se questo vento è un uragano civico di nome Chiara.

 

Tuttavia, a fronte delle grandi risorse – umane, economiche e mediatiche - profuse, della mobilitazione del cosiddetto partito Asl e dei poteri forti imprenditoriali e sindacali, il risultato ottenuto dalla Grande armata panunziana è stato disastroso. Troncarelli e il suo campo largo hanno ottenuto 9.013 voti al primo turno (il 28,30%) e 8.774 al ballottaggio (il 35,08%). 
Riavvolgiamo adesso il nastro fino al 12 giugno del 2004, quando Giancarlo Gabbianelli (Alleanza nazionale) vinse al primo turno con il 56,92% dei voti (23.429). Per lo sfidante Severo Bruno – che guarda caso si avvaleva degli stessi spin doctor della Troncarelli – fu una disfatta. Eppure l’avvocato del popolo “arancione” portò a casa ben 15.356 voti, pari al 37,33%. A sostenerlo, va detto, c’era un campo più largo rispetto a quello della Troncarelli, che comprendeva Pd, Margherita, lista Bruno e sinistra radicale (Rifondazione e Comunisti italiani). Ma va anche detto che la percentuale di consensi drenata all’assessora regionale ai servizi sociali dalla lista radical di Carlo D’Ubaldo in questa ultima tornata amministrativa è stata trascurabile. Per la cronaca alle comunali del 2004 i votanti furono 43.137, l’83,3% degli aventi diritto, contro il 62,69% del primo turno di quest’anno. In poco di meno di vent’anni si è perso per strada oltre il 20% dell’elettorato viterbese. 
Alle comunali del 13 e 14 aprile 2008 votò addirittura l’85,86% al primo turno e il 69,24% al ballottaggio. Vinse Giulio Marini al ballottaggio dopo aver sfiorato il traguardo al primo colpo con 21.323 voti, pari al 49,14%. Il principale sfidante era un pezzo da novanta del Pd e dell’ex Pci viterbese, Ugo Sposetti. Il già senatore prese il 33,48% al primo turno (14.526 voti) e il 38,05 al secondo (13.488 voti). Molto più della Troncarelli. A sostenerlo c’erano il Pd con una percentuale oggi impensabile (il 27,50%) e una lista civica, mentre la sinistra arcobaleno di Enrico Mezzetti si presentò da sola. In quella tornata in campo c’era anche una specie di Fronte popolare composto da comunisti e socialisti con candidato a sindaco Marcello Di Prospero. A pescare nello stesso bacino pure l’Idv. 
E veniamo al 26 e al 27 maggio 2013, quando il campo largo di Leonardo Michelini riuscì nell’impresa di sfilare Palazzo dei Priori al centrodestra grazie alla regia degli strateghi Fioroni e Sposetti. Michelini prese 12.542 voti (il 35,85) al primo turno, con il Pd al 20%, e il 62,86% al ballottaggio (16.514 voti). Votò il 67% dei viterbesi al primo turno e il 50% al secondo. 

 

Arriviamo alle elezioni del 10 giugno 2018, vinte da Giovanni Arena al ballottaggio contro la trionfatrice di oggi Chiara Frontini. Il centrosinistra si presentò diviso alle urne: da un lato la candidata ufficiale del Pd Luisa Ciambella, che prese 3.524 voti, pari al 10,89%. Più del Pd di oggi. Dall’altra le liste d’attesa e di disturbo di Francesco Serra, sempre con la regia di Panunzi, messe in piedi per far vincere Arena gettando le basi dell’alleanza tra i dem zingarettiani e Forza Italia. Il candidato a sindaco Serra prese 3.544 voti, pari al 10,95 per cento.