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Viterbo, bambino ucciso dal padre a Vetralla. La confessione di Mirko Tomkow in aula: "Matias urlava perché ero in casa. L'ho accoltellato sotto al mento”

Valeria Terranova
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Lucido, a tratti freddo, ha confessato l’omicidio del figlio Matias. Ieri, lunedì 27 giugno, in aula ha ripercorso quei momenti agghiaccianti senza che, neppure una volta, sul suo viso sia apparsa una qualche emozione. Mirko Tomkow, operaio polacco di 44 anni, è alla sbarra per aver ucciso Matias il 16 novembre scorso, nell’appartamento di Vetralla in cui il bimbo viveva con la madre. Assistito dagli avvocati Paolo Grazini e Sabina Fiorentini, Tomkow ha risposto alle domande del pm Eliana Dolce a quelle dei suoi difensori e del presidente della Corte, ripercorrendo quei momenti agghiaccianti con lucidità. 

 


 

“Non ricordo, avevo bevuto tanto quel giorno”, ha esordito il 44enne, rispondendo alla domanda del pm, che ha chiesto se fosse stato lui a uccidere Matias. “Forse si”, ha replicato l’uomo spronato da pm a ricapitolare gli spostamenti e la dinamica dell’atroce delitto. 
“Sono uscito dall'ospedale dove ero ricoverato per Covid e sono andato alla stazione di Cesano - ha dichiarato l’imputato -. Sono poi salito sul treno e sono sceso a Bracciano dove ho preso una birra. Ho aspettato in stazione il treno per Vetralla. Non so perché ho lasciato il mio cellulare sul treno, mi prese così. Una volta sceso, con la mia macchina sono andato in un supermercato e ho comprato tre bottiglie di vodka. A casa sono entrato con le chiavi che avevo trovato in una ciabatta fuori dalla porta, sul ballatoio. Una volta in casa ho preso un coltello per aprire la soffitta dove ho continuato a bere e a fumare sigarette. Non c’era nessuno in casa, quando a un certo punto ho sentito dei rumori. Sono sceso di sotto, ma non ce la facevo ad aprire la porta e in quel momento entrò Matias che cominciò a strillare, dicendomi ‘Vai via non puoi stare qui!’. In quel momento squillò il suo cellulare e io mi arrabbiai perché continuava a urlare, così glielo ruppi e presi il nastro adesivo che era appoggiato sul contatore della luce nel ripostiglio e gli avvolsi la testa tappandogli la bocca e il naso. Poi ho aperto il cassettone del letto e ho coricato Matias dentro. Sono tornato in mansarda dove ho continuato a bere e a fumare, ma poi ho preso una tanica di benzina da 5 litri che avevo comprato dal benzinaio, ho cosparso tutta casa, sono tornato in camera da letto e ho accoltellato Matias sotto al mento. Ci avevo parlato la sera prima in videochiamata. Non so perché andai a casa. Avevo bevuto troppo”.

 

Un racconto accolto da un silenzio di tomba, interrotto solo dalle domande. Dopo il racconto-confessione, incalzato dalle domande delle parti, il 44enne ha negato di aver maltrattato la moglie, Mariola Rapaj.
Il legale della donna, Michele Ranucci, ha depositato nuovamente una certificazione firmata dallo psichiatra presso il quale è in cura la 35enne, che attesta l’impossibilità della donna a prendere parte al processo. Si torna in aula l’8 luglio per la discussione al termine della quale è attesa la sentenza.