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Viterbo, Consiglio comunale. Marini, Arena, Grancini e Barelli nella lista degli esclusi eccellenti

M. C.
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Il ballottaggio di domenica 26 giugno è stato per Viterbo una specie di 14 luglio: la presa di Palazzo dei Priori da parte di Chiara Frontini segna infatti un’autentica rivoluzione. E come in tutte le rivoluzioni, si contano i morti e i feriti sul campo. Un’intera classe politica che sembrava eterna è stata ghigliottinata dalla pulzella del civismo. Escono dal consiglio comunale personaggi del calibro di Giulio Marini, ex sindaco, ex presidente della Provincia, ex senatore, ex “tutto” e, sempre per restare in Forza Italia, del predecessore della Frontini, Giovanni Arena. Al primo non sono bastate le 300 preferenze del primo turno, al secondo le 198 ottenute con la lista Viterbo Cresce, messa in piedi in fretta e furia, insieme a Elpidio Micci, a Paola Bugiotti e a Isabella Lotti, per portare acqua al mulino della Troncarelli e per farla pagare agli ex alleati del centrodestra. Del plotone dei transfughi di Forza Italia, l’unico a conquistare l’elezione è Micci, grazie al solito plebiscito ottenuto nella sua Grotte Santo Stefano.

 

Ma la lista dei caduti, è lunga: nella Lega escono dalla sala d’Ercole, e forse di scena, il “genero” Stefano Evangelista, il veterano Vittorio Galati, Elisa Cepparotti, Carlo Marcoaldi e Ludovica Salcini; i meloniani perdono pezzi da novanta come Marco De Carolis, Marco Torromacco e Gianluca Grancini (salvo recuperi in extremis di quest’ultimo se nella giunta Frontini dovesse entrare Antonella Sberna), ma anche seconde file come Antonio Scardozzi e Ombretta Perlorca.

 

 

Nulla da fare anche per il chirurgo maxillo-facciale Claudio Taglia. Fondazione, oltre che al “Cincinnato” Santucci, deve rinunciare a un altro veterano come Paolo Barbieri e all’ex assessora Alessia Mancini, oltre che a una propria rappresentanza tout court tra gli eletti. Tra i campioni dell’ostruzionismo e della logorrea, il parlamentino di perde due voci preziose come quelle di Giacomo Barelli (Viterbo sul serio) e Massimo Erbetti (M5s) Alzi la mano chi ne sentirà la mancanza.