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Viterbo, pedornografia. Il 26enne arrestato solo e senza lavoro. Tradito dalla chat

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Viveva nel capoluogo della Tuscia da circa un paio d’anni, ma è originario del Sud Italia. Arrivato a Viterbo per motivi di studio, ora è disoccupato. Viene inoltre descritto come una sorta di “lupo solitario”: poche conoscenze e quasi sempre chiuso in casa davanti al tablet o al computer.  E’ il 26enne che sabato mattina, 25 giugno, è stato arrestato dalla Polizia nell’ambito di un’indagine legata alla realizzazione e allo scambio di foto e video e sfondo pedopornografico. Nel suo appartamento, gli agenti della Postale hanno trovato decine e decine di file (foto e video) di bambini e bambine in tenerà eta, alcune a carattere esplicitamente pornografico. Erano archiviati nelle memorie del tablet e del pc. 

 

Le indagini, che hanno portato al sequestro di diversi dispositivi informatici contenenti numerosi file pedopornografici appartenenti ad altre due persone, ugualmente finite in manette, sono state avviate dopo una segnalazione partita dalla Gran Bretagna nell’ambito della rete internazionale istituita per combattere il caricamento di materiale pedopornografico sul web. In questo caso, si parla in particolare di una nota piattaforma di cloud storage. Dall’analisi dei flussi informatici la Polizia risaliva quindi al profilo di un utente che deteneva immagini di abusi su minori, le quali venivano appunto scambiate su una piattaforma anglosassone. Seguendo le loro tracce, si arrivava infine, oltre che al profilo del 26enne, a un impreditore romano che produceva filmini e a un commerciante della capitale.

 

L’imprenditore, 48 anni, è stato già arrestato nel 2018 per detenzione di un ingente quantitativo di file pedopornografici e ha appena terminato di scontare la condanna. E’ stato intercettato anche su una nota piattaforma di messaggistica sulla quale, interloquendo in lingua inglese, manifestava interesse sessuale nei confronti dei minori. Tra l’altro, allo scopo di essere inserito in un altro gruppo esclusivo dedito allo scambio di materiale pedopornografico, al quale è possibile accedere solo dopo aver autoprodotto immagini originali, dichiarava di avere due figlie di 14 e 6 anni e inviava foto raffiguranti minori in biancheria intima. 
Nei prossimi giorni, secondo quanto si è appreso dopo l’arresto dei tre indagati, si svolgeranno gli interrogatori di garanzia davanti al gip di Roma.