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Viterbo, violenza sessuale durante lockdown. Padre a processo, disposta perizia sul Dna

V. T.
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Avrebbe abusato della figlia minorenne della compagna in pieno lockdown. Disposta la nomina di un perito per effettuare un esame del dna. Riprenderà il 5 luglio il procedimento che vede imputato del reato di violenza sessuale aggravata un quarantenne, residente in un centro della provincia, il quale avrebbe costretto l’adolescente, minore di 18 anni all’epoca dei fatti, a subire un rapporto sessuale. Contro l’imputato, assistito dagli avvocati Luigi Mancini e Marco Valerio Mazzatosta, si costituirono parti civili con l’avvocato Daniela Fieno, la madre e la piccola. Il procedimento, giunto al giro di boa, proseguirà agli inizi del prossimo mese, quando il collegio del Tribunale di Viterbo incaricherà un perito super partes, al quale il terzetto collegiale commissionerà un esame del dna, il cui esito potrebbe dare una svolta significativa alla vicenda processuale.

 

Tutto ebbe iniziò nell’aprile di due anni fa e gli abusi si sarebbero consumati tra le mura domestiche, nel bel mezzo della prima ondata pandemica. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, approfittando dell’assenza della compagna, il quarantenne avrebbe molestato la giovanissima in diverse occasioni. In particolare, dapprima l’avrebbe baciata sulle labbra e le avrebbe palpeggiato anche i glutei. Due giorni dopo, il quarantenne sarebbe tornato nuovamente all’attacco, e avrebbe continuato a insidiare la ragazza. Nello specifico, nel corso del secondo e ultimo episodio drammatico, l’uomo avrebbe toccato i seni della ragazzina per poi spogliarla e inducendola ad avere un rapporto sessuale. A denunciare quanto accaduto, la madre della piccola, la quale senza pensarci un attimo, si sarebbe rivolta immediatamente alle forze dell’ordine, sporgendo una querela contro l’ex convivente.

 

Dunque, secondo l’impianto accusatorio formulato dagli investigatori e dalla pubblica accusa, il quarantenne avrebbe abusato delle condizioni di inferiorità psichica, vista la differenza d’età e il vincolo familiare, con l’aggravante per aver commesso tale reato ai danni della giovane, la quale due anni fa non aveva neanche 18 anni. La sentenza per l’uomo, attualmente sottoposto alla misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare e divieto di avvicinamento alla parte offesa, è destinata a slittare a una data ancora da definire.