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Viterbo, ballottaggio. Giorno del voto: l'affluenza fattore decisivo

Massimiliano Conti
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Spenti gli ultimi fuochi di una campagna elettorale infiammata, la parola passa agli elettori: 53.052 su un totale di 63.209 abitanti, i viterbesi chiamati oggi dalle 7 alle 23 a scegliere a chi affidare il governo della città per i prossimi 5 anni. 
In corsa per la poltrona più importante di Palazzo dei Priori - a regime varrà 9 mila euro al mese di stipendio - ci sono Chiara Frontini, leader del Patto civico sostenuta al primo turno da 6 liste, e Alessandra Troncarelli, assessora regionale del Pd con 8 liste a supporto. Due donne, e già questo basta ed avanza per far gridare al miracolo, nella medievale città dei papi, i sacerdoti del pensiero unico politically correct. Perlomeno i cronisti non hanno il problema dello schwa e dei plurali misti. 

 

Come sempre nei ballottaggi, sarà decisivo il fattore affluenza: al primo turno, il 12 giugno, è andato a votare il 66,35% della popolazione. Il 4% in più rispetto alle comunali del 2018. La differenza è che stavolta il voto amministrativo era abbinato ai referendum sulla giustizia, ma che questi ultimi possano essere stati un catalizzatore di elettori è difficile crederlo, alla luce del flop registrato dai quesiti a livello nazionale. Per quanto riguarda i ballottaggi nel 2018 ha votato il 46,39 degli elettori, nel 2013 poco più del 50%.
Per Chiara Frontini si tratta del terzo tentativo di scalata a Palazzo dei Priori dopo quello del 2013 (elezioni vinte al ballottaggio da Leonardo Michelini con il 63% contro il 37 di Giulio Marini) e quello del 2018. Nove anni fa la leader di Viterbo 2020 dovette accontentarsi di poco meno del 5% dei consensi. Alle comunali del 2018 l’exploit con il 17,56% conquistato al primo turno e la sconfitta al secondo contro Arena per soli 530 voti di scarto.

 

Per Alessandra Troncarelli si tratta invece della prima corsa alla fascia tricolore. L’assessora regionale ai servizi sociali arriva all’appuntamento con i cosiddetti “apparati” mobilitati a suo sostegno. Quello del Pd, quello della Regione Lazio zingarettiana, ma anche quello produttivo-sindacale e sanitario, tutti molti sensibili ai venti che spirano dai palazzoni di via Cristoforo Colombo e di via della Pisana. Per questo la posta in gioco in queste elezioni non è solo il governo della città per il prossimo lustro, ma la tenuta di un sistema di potere ormai collaudato e che, dall’epicentro cimino, si è ramificato ormai in tutta la provincia. 
Queste ultime due settimane di campagna elettorale sono state contraddistinte, oltre che da un inevitabile inasprimento dei toni, dagli endorsement di alcuni degli altri candidati. Non ci sono stati apparentamenti, ma sia la leader della lista Per il bene comune, l’ex vicesindaca dem Luisa Ciambella, sia i Fratelli d’Italia hanno dichiarato apertamente il loro sostegno a Chiara Frontini.

Gli altri pezzi del centrodestra - Lega, Forza Italia e Fondazione - non hanno invece dato indicazioni di voto ufficiali ai propri elettorati. Ma se in Fondazione la maggior parte degli iscritti strizza l’occhio alla Frontini, è nota e ben rappresentata in Provincia la corrispondenza di amorosi sensi tra i dirigenti di Forza Italia e il mondo panunziano. Nella Lega, il senatùr Umberto Fusco in passato è stato visto molte volte in compagnia del consigliere regionale e dominus del Pd viterbese, motivo per cui anche lui simpatizzerebbe per la Troncarelli. Difficile capire quello che farà però l’elettorato salviniano, o quel che ne resta. Tra gli outsider, Giovanni Scuderi si è sfilato definitivamente dalla partita, mentre il candidato di Italexit, Marco Cardona, in una nota dichiara la sua neutralità: “Riteniamo - dice - che le due candidate si collochino in una posizione decisamente troppo distante dai valori fondanti del nostro partito”. L’elettorato più di sinistra, quello che ha votato al primo turno per Carlo D’Ubaldo, potrebbe invece essere tentato dalla carta Frontini, se non altro per l’impegno della leader civica su un tema fondativo e dirimente per gli ex Rifondazione e compagni come quello dell’acqua pubblica. In mancanza comunque di indicazioni chiare molti potrebbero essere invece tentati dalle più classiche delle scelte: restare a casa o andare al mare.