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Viterbo, cuoca ucraina allontanata dalla mensa del poligono di Monte Romano perché dava da mangiare ai gatti

Daniela Venanzi
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E’ una storia di gatti, una colonia di dieci felini che rischiano di morire di fame e di sete. Un po’ come avere a che fare con una sorta di Crudelia Demon, solo che stavolta non se ne capiscono i contorni. La vicenda fa parte di uno di quei casi che, a chi animalista convinto, non vanno proprio giù, come Michela P. addetta mensa di 45 anni e aiuto di Juba di 55 anni. Tutte e due lavorano presso la mensa del poligono di Monte Romano. In sostanza succede che nelle vicinanze del loro posto di lavoro si è insediata questa colonia di gatti a cui le donne di tanto in tanto danno da bere e da mangiare. 

 

Il fatto però non risulta essere gradito e non passa inosservato: “Non abbiamo mai dato da mangiare durante il nostro orario di lavoro, ci siamo occupate - racconta Michela - di questi animali perché altrimenti sarebbero morti. Ci è stato detto che potevano procurare problemi perché si sarebbero potuti accoppiare e quindi diventare ingestibili, per cui era necessario non alimentarli più. A quel punto abbiamo dato il consiglio di sterilizzarli, cosa che è stata fatta. Pensavamo che la questione fosse risolta, alla fine si tratta pochi gatti”. 
E invece? “Invece è successo - racconta ancora Michela - che un giorno Juba gli ha dato da mangiare, fuori dall’orario di lavoro, ed è stata fotografata mentre lo faceva. Poco dopo l’azienda per cui lavoriamo l’ha allontanata spostandola da Monte Romano a Viterbo in quanto persona non gradita all’interno dei locali del poligono militare". 

 

E ora? "Ora Juba che veniva da Tarquinia - spiega ancora - ha accusato malessere e disagio, è caduta in uno stato di depressione. Non si spiega perché da un atto di generosità e di amore verso animali che altrimenti morirebbero, viene praticamente punita e costretta ad andare a Viterbo, lei che è pure senza automobile”. 
E di questo cosa pensa? “Credo che c'erano tanti modi per risolvere la situazione. Si potevano cercare persone a cui affidare i gatti, e comunque resta ingiustificato portare alla morte una colonia di felini che in quanto colonia non si sposterebbe da quel luogo neanche spinta dalla fame o dalla sete, condannadoli alla morte sicura dopo una lunga pena. La sensibilità in questi casi non è una questione che si può discutere. Mi batterò fino alla fine, per una questione di giustizia, nei confronti dei gatti ma a anche nei confronti di questa signora, una cuoca ucraina già in difficoltà per diversi motivi, che avrebbe diritto a mantenere il suo posto di lavoro, lì dove è sempre stata”.