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Viterbo, peste suina. "Nessun caso nella Tuscia", analizzate venti carcasse

Alessio De Parri
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“A oggi non c’è nessun caso di peste suina nella Tuscia”. Ad allontanare il rischio di un’epidemia in corso in provincia di Viterbo ci pensa Antonino Barone, dirigente veterinario della sezione viterbese dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana. Nell’ultimo mese, infatti, da quando si sono registrati un paio di casi (uno a testa) nelle province limitrofe di Roma e di Rieti, nei laboratori che si trovano nella sede lungo strada Bagni 4 sono state esaminate una ventina di carcasse di cinghiali. “Ce ne arrivano in media una o due al giorno - rivela Antonino Barone -, numeri rilevanti, ma si tratta di un’opera assolutamente necessaria, soprattutto in questa fase. Visto che l’emergenza della peste suina africana è ormai diventata di rilevanza nazionale, infatti, noi dell’Istituto zooprofilattico sperimentale, che lavoriamo di concerto con il ministero della salute e la Asl, nelle ultime settimane siamo stati particolarmente impegnati su questo fronte, e continuiamo ad esserlo. Dopo aver prelevato diversi campioni dalle carcasse dei cinghiali che ci sono stati portati in laboratorio, però, in base alle analisi effettuate ad oggi non abbiamo riscontrato casi di peste suina nella provincia di Viterbo. Continuiamo comunque a monitorare la situazione con grande attenzione e manteniamo alto il livello di guardia”.

 

Anche perché, e sono dati diffusi nei giorni scorsi proprio dall’Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana, quello di Viterbo è uno dei 12 comuni del Lazio che sono stati classificati “ad alto rischio” per il diffondersi della peste suina. Il documento è stato pubblicato come allegato del Piano regionale di interventi urgenti per contrastare la peste suina africana.

 

Insieme al capoluogo della Tuscia troviamo Accumoli, Contigliano e Tarano in provincia di Rieti; Amaseno, Ceprano, Pignataro interamna, Pontecorvo e Roccasecca in provincia di Frosinone; Roma e nella provincia della Capitale Fiumicino e Manziana. Viterbo fa parte dei comuni a rischio perché nella Tuscia c’è un’altissima concentrazione di allevamenti suini, circa 170 con 24 mila capi. Un terzo, 52 allevamenti e circa 15 mila capi, si trovano nel Comune capoluogo.