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Viterbo, violenza nel centro immigrati. Raid con bastoni e coltelli a Orte: tre stranieri a processo

Valeria Terranova
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Minacciarono e aggredirono con un bastone, una bottiglia di vetro e un coltello da cucina alcuni dipendenti dell’albergo Carpe Diem di Orte, adibito a centro di accoglienza, dove la sera del 14 giugno del 2020, come si ricorderà, si consumò l’omicidio di Eugene Moses. Il 35enne nigeriano, fu accoltellato dal connazionale 23enne, Imade Robinson, il quale 7 mesi fa è stato condannato a 5 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. Sul banco degli imputati, davanti al giudice Francesco Rigato, con l’accusa di minacce e lesioni, sono finiti tre giovani liberiani, i quali il 9 dicembre del 2018 entrarono con la forza nella struttura ricettiva in cerca di un altro ospite, il quale avrebbe dovuto loro dei soldi.

 

“Erano circa le 14 e stavo lavorando al ristorante dell’albergo, quando un altro collega mi avvertì di tre ragazzi che volevano entrare a tutti i costi perché avevano un debito con lui – ha raccontato un 27enne senegalese -. Andai all’ingresso e riconobbi questi tre uomini, i quali frequentarono il centro d’accoglienza per un certo periodo. Ognuno di loro aveva qualcosa in mano, in particolare una bottiglia, un bastone e un coltello. Iniziammo a discutere perché continuavano a insistere dicendo di vantare un credito nei confronti di questo collega, ma io non ne sapevo niente e chiesi loro di allontanarsi. Così mi aggredirono e quello che aveva in mano il fendente, mentre si avvicinava, mimò il gesto di infilzarmi con la lama. Io feci in tempo a respingerlo dandogli un cazzotto e facendogli cadere il coltello a terra, ma lui lo lanciò contro di me, ferendomi lievemente a un gomito. L’altro liberiano che impugnava l’asta di legno prese a bastonate l’altro ragazzo, dal quale pretendevano una certa somma, colpendolo a una caviglia”.

 

In seguito, ha deposto un carabiniere, il quale intervenne sul posto con altri due militari. “Ritrovammo i tre giovani al binario 1 della stazione di Orte dopo un paio d’ore dalla segnalazione e dalle prime informazioni raccolte dai testimoni – ha riferito l’operante-. Ci lanciammo all’inseguimento e riuscimmo a fermare solo il 23enne, il quale aveva riposto nello zaino il coltello che ci avevano precedentemente indicato che poi sequestrammo”. Si tornerà in aula il 20 aprile.