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Viterbo, ballottaggio. Otto presidenti di seggio danno forfait. Si temono altri problemi per lo scrutinio

Massimiliano Conti
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Sono otto i presidenti di seggio che hanno dato forfait nei giorni scorsi, a dimostrazione che erano fondati i timori confidati al Corriere da un membro della commissione elettorale nel bel mezzo dell’interminabile controllo dei voti di lista e delle preferenze del primo turno. Per ora la situazione è sotto controllo: si è proceduto subito con le surroghe, come assicura il dirigente del Comune Giancarlo Manetti, nominato da commissario straordinario Antonella Scolamiero responsabile delle operazioni elettorali al posto del comandante della polizia locale Mauro Vinciotti, messo fuori combattimento dal Covid. Un termine, combattimento, quanto mai calzante perché il rischio che lo spoglio delle schede del ballottaggio si trasformi domenica notte in un’altra battaglia campale come è avvenuto 15 giorni fa è concreto, anche se minore.

 

L’escalation di forfait da parte dei presidenti, ma in diversi casi anche di scrutatori e segretari (questi ultimi sono di nomina fiduciaria dei primi), è dovuto proprio al clima tesissimo di queste elezioni: in gioco c’è infatti non solo il governo della città ma la tenuta di un sistema di potere. La prova del fuoco l’avremo quindi stamattina quando tutto il personale di seggio (lo stesso, sostituti a parte, del primo turno) dovrà presentarsi di nuovo nelle 66 sezioni per avviare le operazioni propedeutiche al voto di domani (le urne saranno parte sempre dalle 7 alle 23). Due settimane fa furono 8 i presidenti che presentarono le dimissioni senza preavviso, direttamente il sabato mattina e che si andarono ad aggiungere alla dozzina che si era già tirata indietro nei giorni precedenti. Questa “diserzione” di massa è stata poi una delle cause, se non la principale, del disastro degli scrutini: i sostituti, in diversi casi troppo giovani e senza nessuna esperienza, non sono riusciti a gestire operazioni delicate e complesse come quelle dello spoglio delle schede e dell’attribuzione dei voti agli otto aspiranti sindaci, alle 24 liste e all’esercito di quasi 800 candidati. Conseguenza: una valanga di errori e di incongruenze, che hanno costretto la commissione elettorale a rivedere tutti i verbali e allungato di otto giorni i tempi per i risultati definitivi e ufficiali. Una catastrofe. Che sulla carta non dovrebbe ripetersi domani: in primis perché stavolta non c’è il voto referendario ad aumentare il carico di lavoro nelle sezioni, poi perché con due soli candidati in corsa e nessun voto di lista, le operazioni di scrutinio dovrebbero essere molto più veloci. 

 

Per la cronaca, la rinuncia senza preavviso e senza giustificato motivo all’incarico di presidente prevede sanzioni salate. Ma trovare un medico compiacente che firmi un certificato medico non è così difficile. Senza contare l’incognita Covid, vista la preoccupante recrudescenza dei contagi.