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Viterbo, terme. Chiusura Bagnaccio, gestori all'attacco al Comune “Chiederemo i danni”

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Il Bagnaccio è stato chiuso. Ieri mattina, 23 giugno, i vigili urbani hanno effettuato un sopralluogo nel parco Termale di strada Garinei e messo in atto il provvedimento del Comune. La revoca dell’affidamento della sub concessione termale fa seguito alla sentenza del Consiglio di Stato, che ha rigettato il ricorso dei proprietari del parco, considerando abusive alcune delle opere realizzare.

 

La nuova sindaca, tra Chiara Frontini e Alessandra Troncarelli, dovrà subito lavorare alla riapertura del Bagnaccio, ma nel frattempo resta l’amarezza dei proprietari del parco che contestano “poca collaborazione dal Comune” e annunciano l’intenzione di proseguire il braccio di ferro: “Siamo intenzionati a mandare avanti la nostra battaglia nelle aule di giustizia, dove chiederemo un risarcimento dei danni e, anche se ci vorrà del tempo, la possibilità di riaprire l’attività. Il Comune è andato contro l’interesse pubblico del termalismo e ci ha impedito di lavorare”. “La risoluzione del contratto di sub concessione - sottolineano Gabriele Scorza, Alessandro Scorza e Federico Basili, gestori del Bagnaccio - è dovuta ad alcune contestazioni mosse dall’amministrazione nel giugno 2021 e che hanno avuto l’epilogo il 19 maggio. Dal canto nostro, abbiamo cercato di adempiere a tutte le richieste, pur di preservare il rapporto contrattuale, senza riuscire a trovare una soluzione, perché tali richieste snaturavano il rapporto concessorio. Il Comune chiedeva alcuni adempimenti incompatibili anche con le loro stesse richieste”.

 

I proprietari entrano nello specifico: “Un esempio è dato dalla richiesta di un’area termale pubblica con vasche a latere del parco: abbiamo presentato i progetti redatti secondo obblighi contrattuali, ma ci è stata negata l’autorizzazione. L’abbiamo ripresentata a seguito di un’ulteriore diffida dal Comune, ma è stata accolta solo per aspetti marginali, mentre per il resto ci è stato detto che l'area non era idonea ad ospitare opere per attività termali. Come dire: da un lato il Comune chiede un adempimento, dall’altro - una volta richiesto - non lo autorizza. Un comportamento difficile da spiegare”. “Il contratto di sub concessione è poco chiaro in alcune sue parti - proseguono -, presenta aspetti ambigui e per alcuni tratti si può parlare anche di un contratto di difficile applicazione. Ciò detto, abbiamo cercato sempre di rispettarlo, ma il Comune anziché aprire un dialogo ha alzato un muro. Abbiamo avuto la sensazione che l’unica intenzione dell’amministrazione fosse quella di risolvere il contratto, focalizzandosi su alcuni inadempimenti a nostro giudizio solo presunti. Dopo un anno di scambi di missive con il Comune - concludono i proprietari -, siamo arrivati alla chiusura che fa vincere la burocrazia e perdere cittadini e dipendenti ora senza lavoro”.